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Terapia intensiva, Ferrara tra i poli di potenziamento in Emilia Romagna

Il piano della Regione per gestire eventuali nuove crisi. Ci sono 183 milioni per riqualificare la rete sanitaria

FERRARA. L’ospedale Sant’Anna di Cona è uno dei quattro ospedali emiliano romagnoli insieme a Vaio (Fidenza), Bellaria (Bologna), e Santa Maria delle Croci (Ravenna) individuati dalla Regione come possibili sedi di potenziamento dei posti di Terapia Intensiva per fronteggiare eventuali recrudescenze dell’epidemia di Coronavirus. L’idea è quella di gestire picchi temporanei di posti letto in area critica attraverso quattro strutture mobili per terapia intensiva di 75 posti ciascuna, per un totale di 300 posti letto.

Il progetto fa parte di un più vasto piano di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera. Tra gli obiettivi, più posti letto in terapia intensiva, ma anche riqualificazione delle aree semi-intensive, riorganizzazione e ristrutturazione dei Pronto soccorso - per rendere strutturale la separazione dei percorsi all’ingresso - e potenziamento del trasporto inter-ospedaliero dei pazienti. Ma anche, appunto, strutture mobili per rispondere a eventuali picchi temporanei di fabbisogno di posti letto e percorsi specifici per seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica.


I FINANZIAMENTI

L’epidemia di Coronavirus ha infatti segnato un vero e proprio spartiacque: molti aspetti all’interno del sistema sanitario, a partire dagli spazi e dai flussi dei pazienti, non potranno essere più come prima e vanno ripensati. Il piano della Regione prevede anche finanziamenti ad hoc per il raggiungimento di parametri dall’autunno. A disposizione per l’intero territorio regionale ci sono 183 milioni di euro, per riqualificare nel complesso l’offerta ospedaliera, rendendo così strutturale la risposta all’aumento della domanda di assistenza nelle successive fasi dell’emergenza Covid, a un eventuale secondo picco epidemico e a fronteggiare ulteriori emergenze epidemiche. La somma messa a disposizione dallo Stato per la realizzazione del piano comprende: 33,3 milioni di euro per la terapia intensiva; 44,4 per le aree semi-intensive e i letti da riconvertire; 15 milioni per i Pronto soccorso; 2,3 milioni destinati al potenziamento del trasposto in ambulanza con personale specializzato, 88 milioni per il personale necessario ad affrontare l’emergenza in essere, una manovra che interessa circa 4mila persone.

«In nemmeno trenta giorni abbiamo definito un Piano di riorganizzazione straordinario che qualifica ulteriormente la nostra sanità- affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, che hanno illustrato ieri l’intervento in videoconferenza -. Fin da subito abbiamo detto che la ripartenza si doveva basare su alcuni pilastri, fra cui il sistema sanitario pubblico, e di fronte a uno stanziamento straordinario come questo, in Emilia-Romagna ci siamo messi nelle condizioni di partire immediatamente, senza perdere tempo, per tradurre in fatti concreti un investimento che dia risposte alle nuove sfide e ai nuovi bisogni che la pandemia ha fatto emergere. L’obiettivo non è solo quello di rendere strutturale l’assistenza nelle fasi successive dell’emergenza Coronavirus, ma anche di dare servizi sempre più vicini alle esigenze dei cittadini, che cambiano nel tempo e soprattutto dopo eventi drammatici come questo. Con la rimodulazione dei posti letto negli ospedali, una nuova organizzazione e strutture realizzate ex novo come l’hub regionale e nazionale per la terapia intensiva, il nostro servizio sanitario sarà pronto ad affrontare eventuali recrudescenze dell’epidemia e al tempo stesso a garantire un’assistenza sempre più appropriata e sicura».

TERAPIA INTENSIVA

In Emilia Romagna i posti di Terapia intensiva aumenteranno di 196 unità. Prima dell’epidemia di Coronavirus, il Servizio sanitario regionale contava su 449 posti letto di terapia intensiva, tra pubblici (371) e privati (78). Ora lo standard ministeriale prevede, per ciascuna Regione, un incremento strutturale pari a 0,14 posti letto per mille abitanti; per l’Emilia-Romagna si traduce in +192 posti letto di terapia intensiva - di cui 177 già realizzati, alcuni in corso di realizzazione e, solo in minima parte, in fase di progettazione - a cui se ne aggiungono ulteriori 4 da parte del Servizio sanitario regionale che, sommati ai 449 di partenza, portano a 645 le unità disponibili. Tre i percorsi per raggiungere l’obiettivo: riconversione di posti letto dedicati ai pazienti Covid alle precedenti attività, apertura di nuovi posti letto (il progetto nazionale e regionale Covid Intensive Care), potenziamento complessivo della rete delle Terapie intensive.

PROGETTO COVID

Articolato su 6 strutture ospedaliere e ospedaliero-universitarie del territorio - a Bologna, Modena, Parma e Rimini - rafforza il sistema sanitario regionale aumentando la dotazione complessiva di 146 nuovi posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva: è l’Hub regionale e nazionale per la Terapia intensiva, a disposizione dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese. Il progetto di Regione e ministero della Salute, annunciato nemmeno due mesi fa, a metà aprile, è già realtà, grazie a un lavoro di squadra e a un investimento di 26,5 milioni di euro (tra fondi statali e donazioni), che rientra nello stanziamento di 33,3.

Una rete territoriale sviluppata all’interno dei nosocomi esistenti, e dunque all’Ospedale Infermi di Rimini (34 nuovi posti letto), al Policlinico Sant’Orsola (14) e all’Ospedale Maggiore di Bologna (34), al Policlinico di Modena (30) e all’Ospedale Civile di Baggiovara (18), sempre a Modena, e all’Ospedale Maggiore di Parma (14).A questo si aggiungono i 300 posti delle strutture mobili di Terapia Intensiva.

AREE SEMI-INTENSIVE

Da Piacenza a Rimini ci sono 312 posti letto da riconvertire. Non solo: in base all’andamento della curva pandemica, per almeno il 50% dei posti letto di semi-intensiva si prevede la possibilità di un’immediata conversione in posti letti di terapia intensiva, mediante l’integrazione delle singole postazioni con la necessaria strumentazione di ventilazione e monitoraggio.

Per l’Emilia-Romagna si calcola che servano 312 posti letto da individuare, riqualificare (nel caso in cui non corrispondano esattamente ai requisiti per le semi-intensive) e riconvertire; il 50% (156) devono essere a loro volta convertibili, in casi di necessità, in posti letto di Terapia intensiva. I 3 ambiti dei posti letto di semi-intensiva sono pneumologia, medicina d’urgenza, area medica (presso ospedali sede di strutture di emergenza con competenze di area critica, pneumologiche e con possibilità di conversione in Covid Hospital). La somma messa disposizione dallo Stato per la realizzazione degli interventi è 44, 4 milioni di euro.

POSTI LETTO DI AREA MEDICA

In Emilia-Romagna, 1.471 su 3.678 posti letto sono da identificare come “immediatamente destinabili”: questi letti, messi in conto per persone affette da Coronavirus, potranno essere identificati nell’ambito dei posti letto pubblici delle malattie infettive, medicina interna e pneumologia,a cui si aggiungono i posti letto afferenti alla medicina d’urgenza. La scelta dei posti letto dovrà essere coerente con l’identificazione di Covid Hospital o di aree Covid che rispettino le caratteristiche di separazione degli spazi e dei flussi.

POST ACUZIE

Un altro obiettivo è quello di seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica, e spesso non ancora “negativizzati”. Occorre pertanto identificare diversi “setting” (e cioè dalla riabilitazione intensiva ospedaliera fino al domicilio) adeguati alla complessità del paziente e alla situazione post infezione.

PRONTO SOCCORSO

Nella fase di picco epidemico, hanno rappresentato uno dei punti del sistema sanitario dove c’è stata maggiore pressione. Pertanto, dovranno essere riorganizzati e ristrutturati con l’obiettivo prioritario di separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi che garantiscano i criteri di separazione e sicurezza, rendendo definitive soluzioni già adottate in modo provvisorio. Sono state identificate le strutture di emergenza-urgenza ospedaliera (Pronto soccorso e Dea - Dipartimento di Emergenza e Accettazione) che vanno mantenute operative anche nel corso di emergenze epidemiche, in relazione alle caratteristiche di sicurezza delle strutture e alle funzioni previste per il relativo ospedale. Due le tipologie di strutture previste: strutture di riferimento Covid dove si svolge l’intero percorso diagnostico in Pronto soccorso fino all’eventuale ricovero dei casi; altre strutture dove è comunque previsto il percorso di valutazione dei sospetti e la loro permanenza, in attesa di esito del test ed eventuale trasferimento. —

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