Ferrara, chiusi in casa lontani dalle slot: la quarantena dei giocatori

Ludopatia e dipendenze: così il Serd ha continuato a operare. Pazienti monitorati: una sola ricaduta per il Gratta&vinci

FERRARA. Lontani da slot e sale giochi (fino a ieri). Ma ancora vicini e in contatto con gli operatori del Serd (Servizio Dipendenze) . Per chi ha un problema di disturbo da gioco d’azzardo (Dga) la quarantena ha offerto un orizzonte temporale diverso, dilatato, «dove non c’era bisogno di correre, ma ci si poteva fermare a riflettere sulle cose che non andavano bene», spiega Cinzia Veronesi, psicologa, responsabile del Serd di via Kennedy e del progetto regionale sul gioco d’azzardo. Insieme ai colleghi Ilaria Galleran e Matteo Pio Ferrara, e alle dottoresse Linda Borra e Federica Zurlo, durante il lockdown ha continuato a portare avanti il programma di assistenza dei pazienti con dipendenze: «Seppure adottando modalità diverse, non ci siamo mai fermati».

Il programma lavora normalmente su gruppi da 10 persone, per 60 pazienti in tutto tra dipendenza da alcol, sostanze e gioco d’azzardo. Metà delle persone seguite rientra nell’ambito delle ludopatie: due gruppi di giocatori e uno di familiari. Questi ultimi «hanno un ruolo fondamentale come co-terapeuti - prosegue Veronesi - Per noi è importante mantenere il coinvolgimento delle famiglie che spesso, stremate, vorrebbero fare un passo indietro».

Situazioni delicate, con un equilibrio fragile da riconquistare ogni giorno, da tenere annodate anche e soprattutto durante i mesi di lontananza forzata: «Abbiamo mantenuto un contatto costante con i pazienti, lavorando a turni e chiamandoli tutti con regolarità, una volta alla settimana. Per poterli monitorare abbiamo predisposto una griglia di domande, che ci ha permesso di valutare progressi o regressioni».

UNA RICADUTA

E i risultati sono stati abbastanza incoraggianti. Tra tutti i 66 utenti monitorati (55% uomini e 45% donne, di età compresa tra i 20 e i 77 anni), il 17% ha avuto una ricaduta (in gran parte tra gli etilisti), il 27% ha registrato progressi e il 56% è riuscito a continuare l’astinenza. Il 42% di loro è disoccupato, il 33% ha lavorato in smart working e il restante 26% è pensionato o ha impieghi saltuari o in nero. Durante il lockdown il 36% ha sofferto di ansia, il 35% di stress e il 25% di depressione. Tra i giocatori d’azzardo, c’è stata una sola ricaduta. «Una signora con un problema di dipendenza dal Gratta e Vinci - spiegano gli operatori - A differenza delle slot, scommesse e del lotto/superenalotto, il Gratta e Vinci ha continuato a essere disponibile nelle tabaccherie anche se l’impossibilità di mantenere certi riti “propiziatori” (un elemento fondamentale nelle dipendenze patologiche), ha avuto un effetto attenuante. Non potere grattare la scheda sul posto (per i divieti sanitari), ad esempio, ha agito da deterrente».

Per lo stesso motivo, proseguono, la lontananza fisica dalle slot ha portato benefici. «Chi gioca con le macchinette molto difficilmente trova lo stesso appagamento con i giochi online. Manca la gestualità, ma anche le luci colorate, i suoni, l’ambiente. Il giocatore è un abitudinario, segue schemi rigidi. E se saltano, questo può incidere sulla dipendenza». Non è stato così infatti per la giocatrice di Gratta & Vinci «che ha vissuto in modo molto doloroso la sua ricaduta, come una sconfitta. Nel suo successivo recupero ha avuto un ruolo importante anche la vicinanza del gruppo. I pazienti si tengono in contatto tra loro, tramite chat, si incoraggiano e si pongono reciprocamente obiettivi. Sono gruppi con un’alta affettività, e ci ha piacevolmente stupito il fatto che si preoccupassero anche di come stessimo noi operatori».

Ludopatia a Ferrara

I CONTRACCOLPI

Ieri il settore dei giochi ha riaperto i battenti, da lunedì riprenderà l’attività in presenza al Serd (lavorando su gruppi di cinque anziché di dieci persone), ma il timore di un contraccolpo dopo mesi di chiusura è reale: «Sono situazioni molto soggettive, difficile fare una valutazione generale - conclude Veronesi - Durante il lockdown i pazienti hanno avuto modo di riflettere di più, hanno avvertito maggiormente il pressing delle famiglie, alcuni hanno avuto anche meno denaro a disposizione, la fermata di scommesse e slot ha scardinato alcuni schemi mentali. Si spera che possa rimanere qualcosa di buono». —

Alessandra Mura