I ristoranti “indipendenti” ferraresi: «In difficoltà dopo la ripresa»

L’Unione ristoratori critica le associazioni legate a Confesercenti e Ascom. «E il Comune può aiutare chi non ha le distese»

FERRARA. Se la prendono con il coronavirus, ma soprattutto con le associazioni di categoria «che sono state carenti nella difesa dei nostri interessi» e chiedono uno sforzo in più al Comune. Sono gli aderenti all’Unione ristoratori Ferrara, la nuova sigla che dopo un sit-in di protesta in pieno lockdown punta a una nuova rappresentanza della categoria mettendo il dito sulle piaghe apertesi in queste settimane. «Le associazioni di categoria hanno puntato molto sull’asporto ma non tutti siamo pizzerie o locali adatti a questo tipo di attività - è il primo affondo di Stefano Mantovani, socio del ristorante Ostinato di via delle Scienze e portavoce del gruppo - Le gestioni familiari raccogliendo 300 euro al giorno possono tirare avanti per questo periodo, chi ha dipendenti non ce l’ha fatta. Nel post lockdown, poi, i ristoranti del centro come il nostro sono stati penalizzati dall’assenza o quasi di turisti: direi che siamo al 50% degli incassi abituali. Meglio sta andando chi ha ampi spazi in periferia o clientela di paese».

L’Unione ristoratori ha sottoscritto un duro documento di altre sigle “indipendenti” contro Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti, «servirebbe un po’ di coraggio, un atteggiamento sganciato dalle dinamiche politiche associative, un gesto di responsabilità nei confronti di molti imprenditori e delle imprese, indirizzato esclusivamente alla salvaguardia di un settore che non è quello che voi frequentate abitualmente - c’è scritto - Le federazioni di categoria sono al servizio delle imprese, non il contrario». In città i ristoratori dell’Unione riconoscono al Comune di «aver fatto il possibile per chi ha distese, consentendo gli allargamenti, e con il bonus da 1.000 euro. Per chi però non è in condizioni di sfruttare spazi aggiuntivi, serve però un aiuto di altro tipo». Mantovani cita il caso del proprio ristorante: durante il lockdown non è stato possibile ritirare la posta, così le bollette di Hera sono scadute e qualche giorno fa è arrivato il sollecito da pagare entro il 30 giugno: sono migliaia di euro. «E poi c’è chi non ha potuto riaprire perché i proprietari non hanno concesso dilazioni sugli affitti» conclude. —


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