Cassieri e infermieri “somministrati” non servono più. Tutti in Cig o a casa

Sorte incerta per gli ex interinali: cassa integrazione per 600.  Non sono stati confermati in Berco, Berluti o nelle cliniche

FERRARA. Non soltanto un lavoro per la maggior parte precario, ma anche la difficoltà nel vedere rispettata la propria dignità, appunto, di lavoratori. Sono i “somministrati”, una categoria professionale che ha sostituito gli interinali e che oggi viene utilizzata da pubblica amministrazione e privati in maniera consistente.

A Ferrara i lavoratori somministrati attualmente in cassa integrazione sono oltre 600.


Tempi covid

Ma essere un somministrato oggi, soprattutto dopo il picco della emergenza Covid, mette questi lavoratori nella condizione di poter essere ulteriormente “bastonati”. Minori sono infatti le loro tutele, o meglio, come sottolinea Riccardo Grazzi segretario confederale della Cgil di Ferrara, «minore è la loro forza contrattuale, anche se non ci sono soltanto somministrati a tempo determinato ma anche indeterminato. Ciò nonostante – prosegue Grazzi – come sindacato svolgiamo una consulenza costante e vigiliamo proprio sulla pari dignità di tutti i lavoratori. Se una commessa di un centro commerciale – fa un esempio molto utile Grazzi – guadagna 10, anche il suo pari grado somministrato deve guadagnare 10».

Facile a dirsi, non sempre a farsi. I somministrati vengono inquadrati come dipendenti di un’Agenzia per il lavoro, la quale li “somministra”, da qui il loro nome, ad esempio, alle aziende che ne fanno richiesta. E ovviamente li retribuisce. A Ferrara i somministrati sono per lo più occupati nella grande distribuzione (vedi centri commerciali) e nel manifatturiero (industria, soprattutto metalmeccanica). La cassa integrazione, che in questa fase ancora di emergenza non del tutto terminata, è stata utilizzata massicciamente, per i somministrati prevede un passaggio in più: la cig viene, per questi lavoratori, versata da Forma. Temp un fondo per la formazione. «L’importante – indica ancora Grazzi – è che siano rispettate le condizioni di parità di trattamento tra lavoratori normali e lavoratori somministrati».

La sanità

A proposito di sanità, anche questo è un settore ricco di somministrati: «Oss ed infermieri, ricercatissimi fino a qualche settimana fa, definiti eroi in piena emergenza e assunti, a volte anche dalle pubbliche amministrazioni in somministrazione, in tanti casi hanno già il contratto prossimo alla scadenza», denuncia Cecilia Caselli responsabile della Felsa Cisl, sigla che rappresenta e tutela i lavoratori somministrati ed atipici. «Altrettanto grave – conclude la Caselli – come denunciamo da anni, è che la prassi di assumere in somministrazione nelle pubbliche amministrazioni nei casi di emergenza (già consolidata visto che la stessa cosa è successa con oltre 500 lavoratori in varie pubbliche amministrazioni della Regione Emilia-Romagna nel post sisma e dal 2012 la maggior parte di loro è ancora lì) non dà diritto a entrare nella quota riservata ai precari prevista dalla Legge Madia nei concorsi pubblici, fatto per il quale a livello regionale è stato aperto un tavolo sul quale stiamo ancora attendendo risposte».

Non esiste un dato ufficiale dei somministrati lasciati a casa durante il lockwdown, ma il picco si è toccato nel mese di aprile, con i contratti a scadenza non rinnovati e il problema di arrivare alla disoccupazione, perché servono 13 settimane lavorative per riceverla. Ai sindacati risulta che non sono stati rinnovati i somministrati in alcune tra le principali aziende di Ferrara e provincia (Berco, Berluti, Lte) mentre tra i casi virtuosi c’è la Tollok di Masi Torello. —


 

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