Anche a Ferrara la richiesta di più spazi per le lezioni

Insegnanti, genitori e studenti in piazza per ripartire a settembre "in presenza" e in sicurezza

Anche a Ferrara manifestazione per riavere la scuola in presenza

FERRARA. Anche da Ferrara si è chiesta, ieri in piazza Savonarola, “priorità alla scuola’”. Risorse straordinarie, cioè, e personale docente e Ata adeguato alle nuove esigenze, investimenti per l’edilizia scolastica e più spazi, che andavano cercati prima, si diceva: «secondo i presidi il sindaco, con il quale era stato sollecitato un incontro, non pareva aver fretta nell’affrontare questi problemi – riferiva l’insegnante Mauro Presini – e dire che siamo in una regione dove pare che il 40% delle scuole potrebbero funzionare bene anche con pochi accorgimenti»; e «siamo una provincia che ha vissuto l’esperienza delle tensostrutture durante il terremoto» , considerava Girolamo De Michele del comitato ferrarese “Priorità alla scuola’’, suggerendo possibili soluzioni. E se il problema degli spazi è cruciale volendo garantire il distanziamento, è proprio su questo tema che i dirigenti ferraresi hanno espresso più preoccupazioni, «specie per le scuole superiori, dove ci sono classi da 27 a 30 studenti» diceva Hania Cattani (Cgil): «abbiamo già manifestato al provveditorato i timori dei presidi che dicono che la metratura delle loro aule non consente il distanziamento necessario».

E se lo spazio non c’è si dovrà cercarlo fuori, per non perdere peraltro «quelle esperienze formative aggiuntive, come per esempio i laboratori pomeridiani – continua Cattani – Al liceo Ariosto per esempio c’è un laboratorio di musica al pomeriggio che la preside è preoccupata di perdere». E poi ci sono gli istituti comprensivi che magari avrebbero lo spazio ma dove «sarà comunque necessario più personale docente, e Ata, perché c’è anche il tema della sanificazione».

E poi ci sono i trasporti da coordinare e altri servizi come quello delle mense che rischiano di saltare insieme al tempo pieno «e che – si diceva – fanno parte di un sistema da mettere in moto e che si sta ritardando». Chi è sceso in piazza ieri l’ha fatto poi per scongiurare un ritorno alla didattica a distanza, inadatto specie per alcune realtà: “voglio tornare a scuola” , diceva una maestra del Cpia ricordando le difficoltà di questi mesi nel dover fare lezione a distanza con gli stranieri, e l’impossibilità di proseguire con le lezioni all’interno del carcere. —

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