Vale 60 milioni di euro Previsti spazi benessere aree verdi e attrazioni

PORTO TOLLE

La centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle è “congelata” da quando fallì il progetto di riconversione da olio combustibile a carbone o ad orimulsion, il famigerato combustibile fossile venezuelano a base di bitume. Produceva l’8% del fabbisogno elettrico italiano ma anche 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno.


Attraverso il progetto Futur-e, l’Enel riconvertirà 22 centrali, la prima sarà l’impianto polesano. Nascerà un villaggio turistico da 110 ettari, 20 dei quali a bosco, con case mobili, centro sportivo multifunzionale, parco dello sport, spazi benessere, percorsi naturalistici, aree verdi e specchi d’acqua. Nel complesso una sessantina di milioni di spesa. Il tutto in una terra incastrata nel Delta del Po, riserva della Biosfera Mab e Patrimonio dell’Unesco. La previsione è di 8mila turisti al giorno e 3 milioni e mezzo l’anno. La cornice è un territorio definito “la cenerentola” tra le province del Nord Est.

Adesso dell’operazione si conoscono anche le date. Dopo che Enel si sarà occupata della demolizione e della bonifica dell’area per 33 milioni di spesa, l’azienda specializzata in ospitalità all’aria aperta Human Company, che realizza oasi turistiche in tutto il mondo, costruirà dalle oltre 2mila piazzole entro il 2023. L’indotto, che potrebbe riguardare anche la zona di Mesola e del Basso Ferrarese in generale, sarà superiore al personale impiegato nella centrale e a quello che lavorerà nel villaggio turistico. Il “gigante addormentato” si risveglierà in un nuovo modello di turismo “green”. —

Lorenzo Gatti

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