San Giuseppe, clandestini usati per creare capi contraffatti: laboratorio sequestrato

L'intervento della guardia di finanza dopo indagini e controlli incrociati. Denunciata la titolare e i lavoratori, tutti di origine cinese

SAN GIUSEPPE. I finanzieri di Comacchio hanno sequestrato un laboratorio tessile non dichiarato al fisco. All’interno dello stabilimento sono state trovate tre persone di etnia cinese intente a confezionare capi di abbigliamento. I lavoratori, privi di permesso di soggiorno e quindi clandestini, sono stati sorprese dai finanzieri mentre stavano mettendo etichette di varie griffe, risultate contraffate, sui capi di abbigliamento. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate 11 macchine da cucire, 5 macchine da taglio, 2 ferri da stiro con asse e 2.130 etichette riportanti noti brand, tra cui Please, La Fèe Raraboutèe, Slam Jam, Mariella Rosati, Grifoni, Babylon, Future, Alessia Santi, Risskio, Y.Two, W Les Femmes by Babylon, Cristina Effe, Haveone, Mangano, Kontatto, Working Overtime, Replay.

I PROVVEDIMENTI

La titolare dell’attività, anche lei di origini cinesi, è stata denunciata alla procura della Repubblica di Ferrara per aver utilizzato etichette con segni distintivi contraffatti e prodotto capi non genuini e per l’utilizzo della manodopera clandestina. I tre lavoratori non hanno esibito i documenti e dopo le procedure di identificazione sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per aver soggiornato illegalmente sul territorio dello Stato e hanno ricevuto il decreto di espulsione emesso dalla questura di Ferrara.

DORMITORIO E CUCINA

Le Fiamme Gialle comacchiesi, incrociando i dati delle varie banche dati in uso ai fini istituzionali, avevano verificato che presso il luogo d’esercizio dichiarato in Lido Scacchi, l’imprenditrice non risultava aver alcun laboratorio di confezioni, ma solo la propria residenza. Gli ulteriori accertamenti hanno consentito di individuare sulla Statale Romea, a San Giuseppe di Comacchio, la sede non dichiarata dell’attività manifatturiera. L’ingresso del laboratorio era stato oscurato da varie tende in modo tale da non consentire a nessuno di osservare al suo interno. Peraltro, la titolare aveva ricavato, oltre alla zona di produzione, anche alcune stanze a uso dormitorio e altre a uso cucina, in modo da evitare che i clandestini venissero facilmente individuati.