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Il Tar benedice il tandem turismo-paesaggio, salasso per Legambiente Comacchio: 18mila euro di spese

Denis Fantinuoli

Primo verdetto sul piano territoriale varato dalla Provincia e sulle linee guida del Comune lagunare

COMACCHIO. A distanza di sei anni dai rispettivi ricorsi, i giudici amministrativi si sono espressi sulla battaglia intrapresa da Legambiente contro la possibilità di realizzare nuove strutture turistiche sul litorale comacchiese, a ridosso del Parco del Delta, contenuta nel piano territoriale varato dalla Provincia e resa operativa dalle linee guida comunali. E si è trattato di una sentenza amara e salata per l’associazione: le ragioni ambientaliste sono state bollate come infondate e l’associazione è stata condannata a versare diciottomila euro alle controparti, rimborso delle spese legali sostenute.

Le contestazioni di Legambiente muovevano anche dal Piano territoriale di coordinamento provinciale che prospettava una crescita del comprato turistico (sia sotto il profilo della redditività, sia sotto il profilo dell’occupazione “senza aumento fisico delle strutture”, laddove si riteneva “che l’offerta attuale sia, per dimensioni, coerente con la domanda e che quindi non sia necessario individuare nuove strutture ricettive”, non a sud di Volano, almeno. E facevano leva sulla Legge regionale sulla conservazione degli ecosistemi che non si limita alle aree protette, ma si estende in parte alle zone contigue: in quell’area ad antica vocazione agricola, la tutela ambientale e paesistica rischiava di essere illegittimamente sottomessa agli interessi degli operatori economici. Lettura che il Tar ha smontato: secondo i giudici di Bologna, i limiti che Provincia e Comune hanno introdotto sono idonei a garantire sufficiente salvaguardia dell’ambiente. «L’articolata programmazione – si legge nella sentenza – è rispettosa dei principi introdotti dalle norme di rango legislativo e non contempla un incontrollato aumento delle capacità edificatorie presso le aree contigue, soppesando viceversa gli interessi economici rispetto alle preminenti ragioni di tutela ambientale e paesistica».


Il verdetto, pubblicato lunedì, dispone che Legambiente versi seimila euro alla Regione ed altrettanti al Comune come spese di lite, tremila alla Provincia e tremila al Parco del Po. —

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