Ferrara, al Sant'Anna attesa sotto pioggia e canicola

Tra gli accompagnatori che attendono per ore la diagnosi dei familiari al pronto soccorso. E c’è chi passa la notte in auto

FERRARA. «Per fortuna avevo lo sgabellino in auto. Così posso aspettare qui». Il “qui” è l’ombra di un alberello del parcheggio del pronto soccorso dell’ospedale di Cona. Sono le 11.30 e il sole picchia forte. L’anziana signora, l’unica organizzata per un’attesa lunga, aspetta il marito, entrato in pronto soccorso dopo una caduta. Dentro, gli accompagnatori sono ammessi solo se la loro presenza è indispensabile per assistere il paziente. In tutti gli altri casi «si deve» aspettare fuori: davanti al pronto soccorso, sotto la chioma di qualche albero, sotto le tettoie degli accessi 2 e 3 o all’interno dell’ospedale, ingresso 1, all’estremo opposto del Sant’Anna. Il termometro di un’auto alle 11.30 segna 31°. «Ma è ferma da un po’ - precisa il proprietario - Bisogna calcolare un paio di gradi in meno, sempre troppi comunque, se si resta sotto il sole».



LA NOTTE NELL'ABITACOLO

All’ora di pranzo, poco più tardi, il termometro è già salito oltre i 30°, nonostante il violento acquazzone che ha rovesciato sulla città acqua a catinelle e che ieri aveva dato l’impressione - durata poco per la verità - che la giornata potesse essere meno soffocante del giorno precedente. La pandemia ha costretto tutti gli ospedali a separare i percorsi interni tra pazienti Covid, sospetti compresi, e non Covid. Gli accompagnatori, fuori. Ma tra attendere all’esterno 3-4 ore e prepararsi ad una gara di resistenza fisica che può durare anche 24 ore o più la differenza c’è e si sente. U.P., 65 anni, di Riva del Po, ha accompagnato la moglie di 67, caduta in casa, al pronto soccorso mercoledì sera verso le 20.30.

«Il personale mi ha consigliato di tornare a casa perché per visite ed esami servivano almeno 4-5 ore, dicevano - racconta l’uomo - Ma casa mia non è dietro l’angolo. Così mi sono fermato ad aspettare». Dentro l’auto, la radio accesa per seguire Spal-Milan. A mezzanotte U.P. ha iniziato a sospettare che l’attesa sarebbe stata più lunga del previsto. Poi ha dormito in auto, col finestrino un po’ abbassato; all’alba è uscito per sgranchirsi le gambe e poco dopo è «arrivato il diluvio. Mi sono riparato fra le due porte di ingresso del pronto soccorso - spiegava ieri mattina - Altra gente si è chiusa in auto e lì ha aspettato che tutto finisse». U.P., alle 11.30, stava ancora attendendo l’uscita della moglie. A quell’ora, nel parcheggio, c’erano diverse persone. Da Tresigallo, da Argenta, da altri comuni della provincia. Il viaggio più breve era quello compiuto dall’anziana seduta sullo sgabello: abita a Ferrara, come il marito. Sul davanzale di una finestra bassa, con l’ombra ridotta ormai a un fazzoletto c’era una signora arrivata da Argenta. Il marito, operato al Sant’Anna qualche giorno fa, ieri soffriva i postumi dell’intervento. «La situazione la conosciamo tutti - commentava - Il virus ci ha messo tutti con le spalle al muro, ma aspettare in queste condizioni, con questo caldo, è un vero disagio».

Eppure ci si può spostare all’interno dell’ospedale: nell’ingresso 1, al fresco e vicino al bar. «Quell’accesso è a più di un chilometro da qui e si deve cercare il posto per l’auto che non è quasi mai vicino - la risposta della signora di Argenta - Poi per tornare al pronto soccorso serve del tempo e si deve cercare un altro parcheggio. Preferisco stare qua». Non tutti, però, sanno che ci si può spostare all’ingresso 1. Il cartello di avviso è appeso a un palo e il venticello caldo che sale dal parcheggio lo piega in due. Impossibile leggere il messaggio. —

Gi.Ca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA