Il copparese don Saverio in Kosovo prima in divisa militare e poi da prete

Il copparese don Saverio Finotti militare in Kosovo

I due differenti modi per vedere la solidarietà, il parroco ora alla Cecchignola a Roma si è raccontato in tv: «Ho sempre visto situazioni di povertà estrema, c’è bisogno di tutto» 

COPPARO. Don Saverio Finotti a 25 anni, durante la leva militare, ha conosciuto da vicino miseria e devastazioni provocate dalla guerra civile a Sarajevo, ma a 50 anni, sempre in prima linea, ha vissuto da cappellano militare in Kosovo, analoghe situazioni di povertà e distruzione. L’esperienza di vita e di fede di don Saverio, parroco copparese, ora padre spirituale dell’Ordinariato, che ha sede nella città militare della Cecchignola a Roma, è stata portata sotto i riflettori dal programma di Rai 3 “Chi credete che io sia”.

Durante la puntata don Saverio, nato a Milano perché la famiglia si era trasferita nel capoluogo lombardo per seguire il capofamiglia, allora tecnico Enel (poi noto ristoratore nel Copparese), racconta il proprio legame con territorio, soffermandosi anche sulla scelta del seminario, abbandonata e poi ripresa, e sulle missioni all’estero, da militare e religioso, in territori devastati da guerre fratricide. «A Sarajevo non potevamo compiere azioni caritative – dice don Saverio –, poiché avevamo consegne specifiche, per fare la scorta a convogli militari o ad esponenti politici, mentre in Kosovo abbiamo portato aiuti a famiglie segnalate come indigenti gravi. Ho visto tra le montagne situazioni drammatiche, di povertà estrema, dove c’è davvero bisogno di tutto».


Altrettanto toccante il focus sui militari giovanissimi alle prese con momenti di sconforto in missione, che don Saverio ha accolto, mettendo in campo la propria capacità di ascolto. «Se si mantiene quella dimensione di umiltà ad accogliere l’altro come una ricchezza – ha sottolineato –, ci si sente sempre preparati ad affrontare situazioni difficili. Sono ancora molti i casi di suicidi nelle forze armate, perché i militari si trovano soli e non trovano a chi confidare pensieri, preoccupazioni e problemi che sarebbero risolvibili trovandosi a parlarne con amici, ma che in condizioni di isolamento, invece, si amplificano».

Commosso il ricordo del padre Edmo Finotti, deceduto 10 anni fa, da tutti conosciuto come Flip, dipinto dall’ex parroco di Tresigallo come «una persona splendida, brillante, con la battuta sempre pronta, non era un credente, anzi era un comunista a tutti gli effetti, ma era una persona che se c’era da aiutare qualcuno, metteva tutto se stesso per farlo».

Vista dapprima come un fallimento familiare, la scelta del Seminario per il giovane copparese, dopo le scuole medie ha assunto un indirizzo ben preciso, mantenuto per nove anni, per poi essere sospeso quattro anni, sino alla scelta definitiva. «Credo che ogni sacerdote abbia pensato a come sarebbe stato se avesse avuto una famiglia – ha concluso don Saverio –; la Comunione è vivere una relazione profonda, come quelle che si vivono all’interno della famiglia». —

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