Ferrara, il Castello Estense interattivo unisce liceali, universitari e Mit

Rinnovato il legame tra Roiti, Unife e Massachusetts institute of technology. In tempi di lockdown niente viaggio a Boston: ieri il gran finale in call conference

Il Castello Estense unisce Ferrara e Boston

FERRARA. Bisognava vederli, ieri mattina, impegnati negli ultimi preparativi per il grande evento finale. Adolescenti o poco più, presi fra computer, materiale elettronico, vasche in plastica, circuiti e pure... una chiarina. Poche ore dopo, in call conference, li attendeva la presentazione del progetto sviluppato quest’estate a “colleghi” e professori dall’altro capo dell’Oceano Atlantico: il Castello estense interattivo.

INTERFERENZA COVID

Sarebbero dovuti essere là, a Cambridge, città metropolitana di Boston, in Massachusetts, ma il covid quest’anno ha cambiato le carte in tavola: l’istituto di tecnologia fra i più importanti al mondo chiuso, così come il loro liceo scientifico Roiti e il dipartimento di fisica di Unife. Allora, tutti a casa della professoressa Cristina Trevissoi, che questa collaborazione internazionale ha messo in piedi nel 2014, vincendo anche una borsa di studio e trovandosi relatrice negli Usa fra premi Nobel...

Ieri, pure i temporali si sono messi di mezzo, limitando gli spazi (durante la lavorazione i gruppi fruivano anche del giardino), ma quel manipolo di giovani intraprendenti non si è arreso. Ed è tornato a mettere “le mani nella fisica”, come recita la maglietta indossata da alcuni di loro. Sì, perché, al di là del progetto specifico, è il metodo a fare la differenza, anzi, la sua filosofia: imparare insegnando. Certo, seguiti dalle loro professoresse - con la Trevissoi anche Serena Parma e Daniela Rizzieri, interfacciate con Ed Moriarty, esperto dell’Edgerton Center di Mit -, ma in grande autonomia: lo sviluppo e la realizzazione del progetto è tutto loro, in ciascun aspetto. Arrivando anche ad arenarsi, perché l’idea era anche far cambiar colore all’acqua nel fossato del Castello in miniatura, senza utilizzare prodotti chimici, problema rimasto irrisolto. Però le fontane e il ponte levatoio, quelli sì li hanno messi, assieme a tutti gli altri dettagli sviluppati dai gruppi di lavoro.

I PROTAGONISTI

A lavorarci, in ordine casuale, gli studenti del Roiti (tutti gli indirizzi ammessi al progetto) Alice Andreoli, Davide Bacilieri, Francesco Bondesani, Chiara Ferroni, Clara Canella, Leo Cavazzini, Eleonora Signorini, Fabio Travagli, Francesco Antolini, Giulia Bedeschi, Marcello Carandina, Penelope Indelli, Riccardo Magri, Sara Piattella e gli universitari Diego Andreoli (in presenza), Gianluca Vinci e Umberto Zarantorello (in remoto e anche in supporto per l’omologo progetto sviluppato a Barcellona). Hanno formato quattro gruppi di lavoro (struttura; acqua; elettronica e programmazione; Cad), ma, chi completava la propria parte, s’integrava con chi doveva ancora completare il proprio segmento, per poi mettere assieme il “puzzle” e completare l’opera integrata. Tutti d’amore e d’accordo? Beh, qualche discussione, anche accesa, c’è stata. Ma tutti ne sono usciti con un grande bagaglio da spendere nella vita. —


 

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