L'appello a vuoto di una 26enne: «Madre violenta, inferno a casa»

L’appello di una ragazza veneta che si era rivolta anche al Centro Donna ferrarese. Le operatrici: «Mani legate per il vincolo della residenza»

FERRARA. «Ho 26 anni sono laureata e sto svolgendo attualmente il servizio civile in una biblioteca comunale del Veneto e sono disperata». È drammatica la situazione familiare che sta vivendo una ragazza che si è rivolta alla Nuova per raccontare l’incubo dal quale sembra non poter uscire.

IL RACCONTO


«Mia madre soffre di disturbi psicotici gravi – racconta – e se la prende sia con me che con mio padre che tra l’altro ha problemi di dipendenze da alcol. L’altro giorno mi voleva tirare addosso una sedia e in quel momento è stato mio padre a salvarmi. Le occasioni per offendermi e trattarmi male sono continue». La giovane si è rivolta al Centro Antiviolenza di Rovigo ma per le caratteristiche della situazione, le hanno spiegato di non poterla aiutare rifiutato; si è rivolta allora a Ferrara ma anche qui le hanno risposto che, non essendo residente, non potevano intervenire consigliandola di andare a Bologna o Imola o Padova. «Ma io non ho i mezzi economici per spostarmi così lontano, e avendo una nonna a Ferrara con la quale ho trascorso la quarantena, speravo che fosse il Centro ferrarese a darmi una mano. Non so più cosa fare perché non voglio arrivare al punto di denunciare mia madre ai carabinieri».

RICHIESTA DI AIUTO

Riportiamo il suo racconto nella speranza che possa sbloccarsi qualcosa prima che accada l’irreparabile consigliandola anche di mettere il proprio medico di base di fronte di un problema che prima di tutto dovrebbe essere affrontato dal punto di vista sanitario. Da parte loro, le operatrici del Centro Antiviolenza di Ferrara spiegano che quello della territorialità è uno dei criteri-guida per la presa in carico di persone in difficoltà, criteri che valgono per tutte le strutture della rete “Dire” (Donne in Rete contro la Violenza).

I VINCOLI

«L’accoglienza nella Casa-rifugio - confermano - può avvenire solo nei confronti di persone residenti nel Comune di Ferrara, proprietario dell’immobile, a meno che i Servizi sociali del Comune di appartenenza non provvedano a sostenere le spese necessarie. È una normativa nazionale che più volte abbiamo cercato di modificare con richieste di intervento da parte dello Stato, ma finora senza esito».

L’aver indirizzato la donna a Bologna può essere stato determinato dal fatto che «la Casa rifugio bolognese, oltre a essere molto spaziosa, è di proprietà dell’associazione, dunque con la possibilità di essere accolti». Ma la soluzione, per la giovane veneta, potrebbe essere più semplice: «Se la nonna abita a Ferrara potrebbe prendere la residenza a casa sua, si tratta di una semplice pratica burocratica che le farebbe superare l’ostacolo del vincolo territoriale».

Margherita Goberti

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