Ferrara, al cantiere metro faccia a faccia con i residenti: arrivano tante rassicurazioni

Malaguti (Fer): «Disagi inevitabili, ma saranno mitigati». In via del Bove nasce il comitato dei cittadini: li incontreremo

FERRARA.  Dialogo aperto sul cantiere della discordia. Ieri all’una, nel parchetto di via Passega alla ricerca di un po’ d’ombra, si sono incontrati l’assessore ai lavori pubblici Andrea Maggi, accompagnato dall’ingegner Luca Capozzi, la responsabile per Fer di procedimento per il cantiere metro Isabella Malaguti per Fer e diversi residenti di via del Bove. Due gli ordini di problemi emersi: il discorso gestionale, con la raccolta dei rifiuti, il parcheggio delle auto, l’eventuale accesso di mezzi d’emergenza; il secondo strettamente legato ai lavori, ossia la preoccupazione per eventuali danni alle abitazioni, rumori, vibrazioni, polveri.



«Qualcuno ha detto che bisognava fare un altro progetto fuori città - riferisce puntualmente la Malaguti -, non attaccato alle case, qualcun altro ha detto che sarebbe stato meglio sopraelevare la linea anziché interrarla. Ma il progetto è stato approvato negli anni, ha origine nel 1999, adesso abbiamo quello esecutivo con titoli maturati: qualcuno ha chiesto come si sono avuti i titoli edilizi così vicino alle case, ma sono stati approvati nel 2017...».



Insomma, non è più tempo per stravolgimenti, piuttosto bisognerà gestire al meglio la situazione. Che sarà pubblica a giorni, ossia quando il cantiere verrà ufficialmente affidato: «A quel punto il Comune - prosegue Malaguti - farà una presentazione. Intanto i residenti si costituiranno in comitato e noi come Fer siamo disponibili a incontralo periodicamente».



Non si nascondono preoccupazione e malcontento, Malaguti rassicura: «Sono stati incaricati i periti per verificare la situazione delle case nei pressi del cantiere, in caso di danni ci sono le assicurazioni che coprono. Ma i progettisti hanno calcolato, per esempio, i diaframmi per contenere il terreno e non mettere in pericolo le abitazioni. In più come Fer abbiamo attivato consulenze in più con Unife, per avere monitoraggi in tempo reale su strutture, terreni... Il progetto è stato vagliato da tutti gli enti preposti, tutte le strutture verificate da fior di progettisti, controllate, messe in atto convenzioni a supporto della stazione appaltante per avere tutto lo scibile e le tecnologie più aggiornate per minimizzare i rischi».

I disagi, com’è ovvio, ci saranno comunque, anche se già ora si è cercato di mitigarli: «Passano le botti per bagnare il cantiere, i mezzi hanno sospensioni particolari...».

Intanto prosegue il progetto di trasferire via treno, in un altro cantiere Fer a Bibbiano, parte del materiale di risulta del cantiere estense: «Il treno è arrivato, i primi convogli partiranno ad agosto, abbiamo qualche inghippo autorizzativo da risolvere», spiega Malaguti.

Ma non sarà questo ad alleviare i fastidi, anzi, perché comunque il materiale andrà trasferito, con i camion, dal cantiere all’ex stazione di Foro Boario: «I mezzi sono grossi, è vero, dobbiamo fare un’opera importante, servono le attrezzature giuste, che sono ingombranti e rumorose: ci vogliono gli escavatori, le macchine che fanno i diaframmi sono cingolate... Come prescritto da tutti gli enti - come Arpa, Asl, Comune, Rfi - sono previste azioni mitigative», rassicura Malaguti.

Nel frattempo è partito lo stralcio per i lavori di bonifica da ordigni bellici e per l’allestimento di cordoli, piazzole, inghiaiamento: «In più - aggiunge Malaguti - in fondo a via del Bove è in corso un test di realizzazione dei diaframmi, così calibriamo tutta l’opera».

Poi, il via al cantiere: «È stata fatta la conferenza di servizi, tutti i pareri sono stati favorevoli, pur con prescrizioni. Lunedì, se non succede niente di particolare, avremo l’approvazione del progetto e, quindi, si potrà divulgare».

In effetti altri lavori sono stati già fatti, ma questo è un altro discorso: «Abbiamo ripristinato recinzioni e portato via la spazzatura, rimosso arbusti, perché quello non è un parco, non un orto, non un posto dove coltivare albicocche e prugne: la situazione era diventata pericolosa, ci sono pozzi e piezometri profondi, ma ci ho trovato una mamma che ci passeggiava con il bambino in mezzo all’erba alta».

Un cantiere segnato da tante vicissitudini, ma c’è fiducia: «Non è un’opera complessa, il lavoro è ripetitivo. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la ditta Baraldini Quirino di Mirandola: non è gigantesca, conosce bene il territorio e, soprattutto, vuole fare il lavoro. In quanto tempo? Il contratto prevede 960 giorni da quando consegneremo il progetto definitivo: potrebbero partire ad agosto, sono giorni continuativi di cantiere da lunedì al venerdì, senza sospensioni di sorta. Ipoteticamente tre anni, salvo intoppi, ritardi, cause... speriamo di no», chiosa Malaguti. —


 

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