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Ferrara, un sms ogni due giorni: condannato per molestie

La Corte di Cassazione ha dato torto a un ferrarese che aveva fatto ricorso dopo la condanna

FERRARA. Sono tante o poche 26 telefonate e 27 messaggi, sms e whatsapp, in 50 giorni per esser accusati di molestie? L’accusato di turno, un ferrarese poi condannato per il reato di molestie ha sostenuto nel suo ricorso in Cassazione che la raffica di chiamate e messaggi (più di una volta al giorno tra il 5 ottobre e il 24 novembre 2014) non erano poi così tante da motivare il reato di molestie, e che questi contatti erano finalizzati solo a chiarire il motivo per cui la ex cognata si era messa di mezzo tra lui e la moglie (ex), poiché a dire dell’uomo il comportamento della ex compagna era stato «ostile e destabilizzante il rapporto coniugale».

Irrituale impugnazione. La Corte di Cassazione gli ha dato torto (come da sentenza depositata) e addirittura lo ha condannato alla spese processuali “per i profili di colpa correlati alla irritualità dell’impugnazione”. Insomma, il ricorso lo poteva risparmiare ai giudici, tanto più che erano palesi le accuse e ancor di più i riscontri e le prove per la condanna al reato di molestie. E così un processo piccolo piccolo (anche per la pena, 300 euro di ammenda) diventa il classico precedente giudiziario: alla luce del fatto che il reato non dipende dal numero di telefonate all’ex cognata, ma del tenore – scrivono i giudici – dei contatti, offensivi, poiché l’uomo additava la donna come la causa del fallimento delle relazione con la moglie (la sorella di lei). Dopo la denuncia, la condanna dal tribunale di Ferrara per di molestie e il ricorso in Cassazione: ora la stangata, e che stangata: a fronte dei 300 euro di ammenda di pena per il reato, ora la Cassazione ha aggiunto uno zero lo ha condannato alle spese per 3. 000 euro. –


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