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La presidenza del Parco del Delta in bilico, Marchi in pole: dem di Ravenna inferociti

Scontro tra territori e nel Pd per un anno di guida dell’ente dopo l’addio di Marco Fabbri. Variabile elezioni di Comacchio 

FERRARA. L’ultima poltrona non elettiva presumibilmente a disposizione del Pd sul territorio, la presidenza del Parco regionale del Delta, era insidiata dai “cugini” di Ravenna. Per questo i sindaci ferraresi hanno deciso il blitz con il quale lunedì scorso hanno nominato nel Comitato esecutivo il sostituto di Marco Fabbri, l’ex sindaco di Comacchio e presidente del Parco attualmente consigliere regionale Pd. Si tratta di Andrea Marchi, già sindaco di Ostellato, che è appunto entrato nella “giunta” del Parco con l’obiettivo di sostituire Fabbri anche nella poltrona più importante. I dem ravennati però hanno reagito male e minacciano di boicottare la sua elezione, facendo dimettere o tenendo fuori dalla votazione i suoi due rappresentanti nell’Esecutivo.

COS'E' SUCCESSO

Al sindaco di Goro, Diego Viviani, che guida pro tempore anche il Parco del Delta, sono giunti gli echi delle proteste ravennati, interpretate dallo stesso sindaco romagnolo Michele De Pascale, che prima ha inviato una lettera chiedendo di soprassedere alla surroga e poi, di fronte al fatto compiuto, ha accusato i ferraresi di «grande arroganza» e «frattura insanabile». «Sì, i ravennati avevano chiesto tempo ma la surroga andava effettuata» si è limitato a commentare Viviani.

In realtà il rischio di un rinvio per i ferraresi era collegato all’esito delle elezioni di Comacchio, a settembre: in caso di mancata vittoria del centrosinistra in Laguna, infatti, i sindaci dem ferraresi perderebbero la maggioranza di quote qualificate negli organismi del Parco, tale da mettere in dubbio la possibilità di eleggere un proprio rappresentante senza un preventivo accordo con i ravennati. La partita si gioca tutta nel centrosinistra perché il centrodestra non ha peso sufficiente per contestare le decisioni, soprattutto grazie alla componente ravennate. Ferrara peraltro pesa per il 60%, Ravenna solo per il 40% malgrado qui risieda la maggior parte della popolazione residente nei territori del Parco. In Romagna circolano malumori sulla gestione dell’Ente Parco, accentuate di recente dalla crisi idrica e alle morti per botulino di migliaia di uccelli nella Valle della Canna.

SCENARI

In teoria c’era un accordo per l’alternanza alla presidenza, ma alla conclusione del mandato di questo Esecutivo manca ancora un anno. Difficile indovinare come finirà il braccio di ferro, perché da una parte i ferraresi sembrano determinati ad andare avanti con il piano originario, nominando Marchi presidente in forza dei tre voti su cinque nel Comitato esecutivo (oltre a lui e Viviani c’è anche Piero Fabiani in rappresentanza della Provincia). I due rappresentanti ravennati, Mara Roncuzzi indicata dai Comuni e Alessandro Barattoni per la Provincia, sono in bilico tra le dimissioni e il non partecipare all’eventuale voto, dipende dal previsto impatto sull’esito finale. Il livello regionale per ora è stato fermo, forse si può ancora mediare. —



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