Nessuno controlla le nuove badanti: famiglie costrette ai tamponi “privati”

Il fresco caso di positività a Ferrara accresce i timori di contagio. Le agenzie: non esistono strutture per la quarantena

FERRARA. Hanno scarse e poco affidabili informazioni sulla situazione del contagio, nel loro paese e anche in Italia, e una volta arrivate qui per lavorare nelle case degli anziani dovrebbero mettersi in quarantena volontaria di 15 giorni, non si sa dove visto che una casa loro non ce l’hanno e gli hotel Covid sono riservati ad altri utenti; e dovrebbero rassicurare le famiglie e le agenzie con un tampone negativo effettuato e pagato non si sa da chi. La situazione di precarietà delle badanti straniere in arrivo a frotte nel Ferrarese per rimpiazzare le colleghe in ferie o timorose di rientrare dopo il lockdown, è emersa con il caso della donna ucraina arrivata venerdì e trovata positiva dopo un accesso per febbre alta al Pronto soccorso di Cona. Ai timori crescenti delle famiglie che pure hanno bisogno assoluto di loro, e di solito rapidamente, agenzie d’intermediazione e associazioni rispondono con soluzioni fai-da-te invocando però l’aiuto di Asl e Comune.

«problema non da poco»


La notizia della badante positiva (e delle tre compagne di viaggio in pullman in isolamento) ha fatto in un baleno il giro degli ambienti collegati al flusso di assistenti familiari dell’est europeo. «Non è un problema da poco, gli arrivi di badanti da paesi sottoposti a quarantena (Bulgaria e Romania oltre a tutti gli extra Ue) in questo periodo si moltiplicano ma non c’è modo di ottenere garanzie dal punto di vista sanitario» si preoccupa Roberto Marchetti, referente storico di Nadiya, la prima associazione ad occuparsi dell’accoglienza di queste donne. Chi viaggia in auto o in pullman sfugge ad ogni controllo, e non resta che affidarsi al loro senso di responsabilità: «È anche un problema di scarsa sensibilizzazione, in quei paesi non è così semplice ottenere informazioni sicure su questi temi - è sempre Marchetti a parlare - Noi cerchiamo d’intercettarne il più possibile nei giorni di mercato, quando arrivano in città da Copparo o Bondeno e vengono da noi a mangiare con le amiche: diamo qualche informazione, proviamo loro la febbre. Il fatto è che se anche volessero rispettare la quarantena all’arrivo non avrebbero dove farla: si potrebbe allestire uno o più appartamenti in accordo con Asp e Comune, ma di contatti in questi mesi non ce ne sono stati».

tamponi “privati”

È un fatto che le famiglie comincino a chiedere con insistenza garanzie di tipo sanitario alle agenzie di badanti, le quali hanno poco margine d’intervento: «Nei colloqui per le referenze chiediamo sempre a chi si propone se è da un po’ che non lavora, e in caso positivo se arriva direttamente dall’estero, ma bisogna evidentemente fidarsi delle risposta - allarga le braccia Laura Tosi, dell’agenzia Adiura - Comincio ad avere casi di famiglie che, per non correre rischi, pagano il tampone alla nuova badante: sto aspettando un esito da un laboratorio privato per firmare un contratto ad inizio settimana». In generale Adiura sta effettuando meno sostituzioni rispetto agli anni scorso, privilegiando il reimpiego di badanti da famiglie che non hanno più bisogno.

e in veneto...

Gallas group lavora a Ferrara ma anche nel resto dell’Emilia, in Veneto, Friuli e parte della Lombardia, quindi ha una visione ampia del problema dei controlli alle badanti, «certo è il tema del momento» ammette Alberto Gallas. Un passo avanti è il protocollo attivato dalla Regione Veneto, «hanno messo a disposizione dei presidi per effettuare il tampone gratuito a questa categoria di lavoratrici - spiega il titolare dell’agenzia - Mandi una mail e loro pensano a tutto, so per certo che questo servizio è stato attivato a Padova, Treviso e Vicenza. Le badanti sono ben disponibili ad essere seguite». Al di là del fatto che di arrivi dalla Romania ne risultano pochi, in questo periodo, Gallas già da una decina di giorni sta facendo firmare un’autocertificazione prima di prendere servizio in famiglia «a garanzia del fatto che la persona sia in Italia da almeno una ventina di giorni. Certo, si tratta di un’autodichiarazione - è sempre il titolare a parlare - e resta il problema dell’assenza di strutture per la quarantena». —

Stefano Ciervo

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