Sedi, tutor e docenti: il piano Unife per portare studenti a Ferrara

Il rettore Zauli: videolezioni a chi non potrà frequentare. Docenti a disposizione, tutor e undici sedi per chi viene qui

FERRARA. Le prime settimane di immatricolazione «stanno andando bene, e c’erano molti timori», dice il rettore Giorgio Zauli, ma la vera partita tra Unife e la città si gioca quest’anno soprattutto sulla presenza fisica alle lezioni del maggior numero possibile di studenti. «Sappiamo che una certa quota di iscritti non potrà frequentare per ragioni economiche, dopo il coronavirus, e per loro ci saranno le lezioni a distanza: ma chi può permetterselo deve venire a Ferrara, perché avrà più servizi» è la sfida lanciata da Zauli, ieri da Palazzo Municipale, ospite di Alan Fabbri. Non per nulla «l’università con i suoi 24mila iscritti, 13esimo polo italiano, crea un indotto importante per bar, ristoranti, affitti e trasporti» ha rimarcato il sindaco.

Come va. «All’inizio del mandato avevamo 15.700 studenti, oggi Unife è nel novero dei grandi atenei e ci rimarrà» è il punto di partenza di Zauli. Dopo un anno, quello passato, che ha visto Ferrara al secondo posto nazionale per aumento delle matricole dopo la Federico II di Napoli, i primi giorni di nuove iscrizioni hanno fatto segnare risultati giudicati positivamente in ateneo, tipo i 450 posti già occupati su 800 di Biotecnologie mediche, o Scienze motorie già piena oltre la metà. Ripercussioni negative da sovraffollamento di Medicina, ad esempio, non sembrano essercene, «chi si è trasferito a Bologna mi ha fatto sapere che Unife sembra un’università nordamericana: siamo i più forti d’Italia» ha gonfiato il petto Zauli. Restano le conseguenze della crisi coronavirus, che impatterà sul 75% di iscritti fuorisede.


Le misure. Almeno per le matricole e i secondi anni dei corsi ad alto numero d’iscritti, ha spiegato il rettore, sarà individuato un giorno alla settimana «per discutere e approfondire con il docente quanto spiegato nei giorni precedenti, magari con lezioni a distanza: sarà quindi importante la presenza almeno in quell’occasione». Tutte le attività pratiche restano poi in presenza, dalle esercitazioni di disegno tecnico («il mio incubo» ha confessato Fabbri, laureato in Ingegneria a Unife) ai tirocini, passando per le tesi sperimentali e le letture di lingua straniera. La promessa è anche di potenziare i tirocini.

Zauli ammette che non sarà possibile tenere aperti tutti i complessi universitari, e ha già definito un programma di attivazione dei poli didattici cittadini. Il principale, ha reso noto, sarà la Fiera, molto adatta al distanziamento e che già negli anni scorsi ha ospitato i primi anni di Biotecnologia. Poi ci saranno Macchiavelli per Matematica, con due nuove aule, il chiostro di Santa Maria delle Grazie per i laboratori informatici, il complesso Mammuth con gli edifici A, B e C per i laboratori, Farmacia e Anatomia in Fossato di Mortara; e ancora il corpo F del Polo scientifico e tecnologico, le aule di via Adelardi e quelle di Giurisprudenza, i complessi Paradiso e Palazzo Tassoni; infine l’ex Pediatria in corso Giovecca e, a Cona, la Fisioterapia.

Zauli ha poi chiesto al Comune di ospitare una settimana di cerimonie di consegna delle pergamene di laurea per chi ha sostenuto il colloquio finale durante il lockdown («ci stiamo lavorando» ha subito risposto Fabbri) e alla nuova direttrice Asl, Monica Calamai, di mettere a disposizione medici e infermieri Usca per eventuali problemi Covid dei fuori sede, «basterebbe un numero verde, loro non hanno il medico di famiglia in città».

In prospettiva. La nuova facoltà di Agraria, molto elogiata dal sindaco, avrà convenzioni con aziende del Copparese e Bonifiche Ferrarasi, con quest’ultima il rettore ha intavolato un progetto per un nuovo corso di laurea magistrale in Biotecnologie agrarie, in grado di sfornare manager aziendali. «Le sinergie con città e territorio potranno costruire una vera eccellenza» è la chiosa dell’assessore Alessandro Balboni: il nuvo anno è alle porte. —

Stefano Siervo

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