Zona gialla a Ferrara, la protesta dei mini-market: «Chiudere alle 21? Per noi sarà la fine»

Da San Romano ai negozi di via Bologna contestate le restrizioni imposte dalla nuova ordinanza anti-degrado  

FERRARA. E’ una comunità che, con toni civili ma fermi, contesta la nuova ordinanza “contro il degrado” entrata in vigore venerdì e che prevede la chiusura alle 21 per una serie di esercizi commerciali dell’alimentare.

L'ORDINANZA

La disposizione, fortemente voluta dal vicesindaco Nicola Lodi e che resterà in vigore fino al 30 settembre, riguarda in particolare i negozi compresi nella cosiddetta “zona gialla” (tra via Arianuova e viale Cavour, e tra San Romano e via Bologna, fino a via Mambro), negozi di vicinato, e medie e grandi strutture di vendita alimentare e mista. Questi negozi, dunque, dovranno chiudere alle 21 e potranno riaprire alle 6 del giorno successivi. Sta di fatto che nella fascia di negozi interessati figurano soprattutto i market gestiti per lo più da stranieri, nel maggior numero dei casi da cittadini provenienti dal Bangladesh. Ed è appunto questa parte di comunità bengalese a essere protagonista di questa levata di scudi.

L'ALLARME

«È senza dubbio una regola da rispettare – dice il primo commerciante che incontriamo, Hussain Jalal, San Romano 121, originario del Bangladesh – se c’è una regola va rispettata e io sarò il primo a farlo. Ma non posso tacere – dice in un ottimo italiano – che questa ordinanza che prevede la chiusura alle 21 ci farà perdere tantissimi clienti. Qui vengono persone proprio dalle 21 in poi perché, ad esempio, trovano i centri commerciali già chiusi. Adesso troveranno chiuso anche qui».

SAN ROMANO

Pochi metri, sempre in via San Romano, e al civico 139/b è Maria, anche lei bengalese, a commentare: «Sarà un grosso problema per noi commercianti, spero che questo non voglia dire la fine per le nostre attività commerciali».

VIA BOLOGNA

Cambiano gli scenari, ma i contenuti restano gli stessi. Raggiungiamo via Bologna. Al 159 ci risponde un’altra donna, Taj Nahar, bengalese: «Per fortuna, se così si può dire – afferma Taj – l’ordinanza resterà in vigore fino al 30 settembre. Noi rispettiamo le leggi ma in questo caso queste leggi ci penalizzano».

PAURA DI NON FARCELA

Restiamo su via Bologna e a pochi metri dall’incrocio con via Mambro, quindi all’interno del perimetro della zona gialla, incontriamo Farid. Il suo market, al civico 222, è molto conosciuto nel quartiere. E la sua è la presa di posizione più dura e motivata: «Perché – ci chiede Farid – è stata fatta questa ordinanza? Per ragioni di sicurezza? Bene. Io sono d’accordo che lo Stato e il Comune di Ferrara vogliano garantire a tutti noi cittadini la sicurezza sociale e il poter vivere in zone non degradate. Ma questa nuova disposizione, con la chiusura imposta alle ore 21 dei nostri negozi, non mi pare sia giusta. Dalle 21 in poi, infatti – dice ancora Farid – noi abbiamo tanti clienti che vengono qui a comprare frutta, verdura, che non hanno trovato altrove. E ora come facciamo a spiegare che siamo chiusi? Il problema è di chi si comporta male e non deve ricadere – dice ancora Farid – sulle persone perbene come noi. Si devono prendere quelli che sbagliano. Noi siamo – conclude il commerciante – quelli che pagano l’affitto del locale in cui lavoriamo e siamo anche il negozio del quartiere. Perché penalizzarci in questo modo? Credo che andando avanti così saremo costretti a chiudere. È questo ciò che vuole il Comune? ».

Da parte sua il Comune di Ferrara persegue finalità chiare fin dall’insediamento di questo governo locale. «Proprio in questa zona gialla – diceva l’altro giorno il vicesindaco Nicola Lodi – ci sono attività che sono state oggetto di sospensione, revoca di licenza, chiusura per un periodo di tempo e anche chiusure e sanzioni in materia di Covid. Questo provvedimento – concludeva il vicesindaco – vuole essere un altolà». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA