L’infettivologo ai ferraresi: «Fate il vaccino antinfluenzale»

Ghinelli, dirigente Avis: copertura bassa, profilassi fondamentale durante l’epidemia Covid 

FERRARA. Se la vaccinazione antinfluenzale è da sempre una fondamentale pratica a tutela della salute, soprattutto dei soggetti fragili, con l’emergenza coronavirus la profilassi contro la “normale” influenza e il pneumococco assume un’importanza assolutamente cruciale. Tanto più in un territorio ad alto tasso di anzianità come quello ferrarese.

L'INFORMAZIONE


A ribadirlo, accompagnato da un invito alle autorità sanitarie ad avviare fin da subito una efficace e convincente campagna informativa, è Florio Ghinelli, infettivologo e direttore sanitario dell’Avis provinciale. «Fino a poco tempo fa ero ottimista riguardo l’evoluzione dell’epidemia, ora molto meno - afferma a fronte del repentino rialzo dei contagi - Nelle ultime settimane c’è stato un allentamento delle regole di base, e se i giovani infettati non contraggono forme gravi, possono però contagiare i più vulnerabili. Smettiamola inoltre di parlare di “portatori sani”, un termine che in medicina non si usa più: chi ha il virus ha la malattia, anche se non ha sintomi, e può diffonderla. Quello che è successo in estate lo pagheremo in autunno, quando la situazione si complicherà con l’arrivo dell’influenza stagionale».

Da qui l’appello a una profilassi “potenziata”, considerato che nella nostra provincia la copertura ha ancora ampi margini di miglioramento. Secondo gli ultimi dati Asl disponibili, nel 2018-2019 si era vaccinato il 57,2% degli over 65, e il 36,4% dei malati cronici, mentre tra gli operatori sanitari la copertura era stata del 41,6% all’Asl e del 34,3% al Sant’Anna. Troppo bassa, per affrontare la “commistione” con il Covid-19, incalza Ghinelli: «Non possiamo permetterci di fare andare in tilt il sistema sanitario a ogni colpo di tosse e a ogni starnuto. Non basta anticipare la campagna a ottobre e ordinare più dosi di vaccino, bisogna convincere la gente a vaccinarsi».

A questo proposito uno studio pubblicato sulla rivista “Vaccine” e citato dall’infettivologo Massimo Galli, sostiene che coloro che si sono vaccinati contro influenza e pneumococco (il batterio che provoca le polmoniti) si infettano meno di chi non si è sottoposto alla profilassi. Anche se va tenuto conto anche del fatto che chi si vaccina in genere ha anche una soglia di attenzione più alta per la propria salute, fattore che contribuisce a sua volta a rafforzare le difese contro il virus.

LE REGOLE BASE

Le stesse che, sottolinea ancora Ghinelli, nelle ultime settimane sono venute pericolosamente a mancare. Lo dicono forte e chiaro i dati sui contagi, con un allentamento delle cautele durante le vacanze che ha trasformato i più giovani in potenziali “bombe a orologeria”, incalza ancora il dirigente Avis: «Tutto questo, ripeto, mi ha reso molto meno ottimista. La fine del lockdown non significa la fine delle misure di prevenzione, le uniche che abbiamo per difenderci dal Covid: mascherina, lavaggio frequente delle mani e distanziamento sociale devono continuare a essere parte del nostro comportamento. Dimenticarlo avrà conseguenze gravissime». —

A.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA