Addio a Riccardo Rota dopo una vita nel Kaos

Il videomaker trovato esanime nella sua casa in città Con il suo programma aveva lanciato personaggi e storie



Una vita nel caos, fra genio e sregolatezza, proprio come la trasmissione televisiva che si era inventato, “Kaos Tv”, condotta da lui stesso e girata in modo itinerante e senza un filo conduttore, fra locali alla moda, alberghi, iniziative varie, convegni, in cerca di personaggi da svelare al pubblico, poi rilanciata da emittenti locali. E una morte solitaria.




La morte di Riccardo Rota, 58 anni, scoperta sabato mattina dai sanitari del 118 e poi vagliata dalla Polizia di Stato, intervenuta su loro richiesta, non dà adito a nessun retropensiero: le sue condizioni di salute erano precarie da anni, molte le sue immagini postate da lui stesso sul suo profilo Facebook, che lo ritraevano ricoverato all’ospedale, ed evidente la sua condizione di obesità. Nessuna traccia, nell’abitazione di via Ravera, che possa far pensare a qualcosa di diverso da una morte naturale.

Dopo la mamma, cui era legatissimo, di recente Rota aveva perso un altro suo affetto carissimo, il cane Dux, un boxer che lo seguiva ovunque e che si vedeva spesso affacciato al finestrino della Fiat Multipla vecchio modello grigia, come tante volte si sono visti in giro in centro a Ferrara.

Dicevamo, una vita nel caos, quella di Rota, per sua stessa ammissione con un passato da consumatore di cocaina, droga che gli ha procurato non pochi problemi anche con la giustizia, fra i diversi che ha avuto, facendogli provare anche l’esperienza del carcere. E chissà, sul suo accidentato percorso, quanto possa aver influito un’altra gravissima perdita, quella dell’amato fratello, che aveva perso circa trent’anni fa.



«Ero a cena da lui una ventina di giorni fa - racconta Fausto Bertoncelli - e l’ho sentito al telefono fino a poche ore prima della sua morte. Eravamo amici sin da ragazzini, ricordo che con suo fratello aprì uno dei primi negozi di noleggio film. Riccardo aveva tanti e gravi problemi di salute: cardiopatia, diabete, obesità, deambulazione, gli avevo trovato la carrozzina elettrica, perché doveva fare la patente B speciale e nel frattempo gli avevano sequestrato l’auto. Avremmo dovuto fare assieme una puntata di Kaos il 12 settembre sulla disabilità, invece... ».

Anche Franco Casoni, organizzatore di eventi, lo ricorda: «Ci sentivamo, eravamo molto amici. È stato anzi tutto fra i pionieri della tv privata, ha inventato un programma di livello nazionale, ha creato personaggi: per dirne uno, Elton Pace andò al Maurizio Costanzo Show grazie a lui. Sono stato a Riccione a fare Kaos tv con lui un paio di anni fa, riprese in piscina, nei locali: era sempre Riccardo, nonostante i suoi problemi fisici. Il suo format è stato un po’ scopiazzato, anche da me, con il giornale Cocktail e Tommaso tv. Indimenticabile la sua gag a fine registrazioni: ti chiedeva, “hai sentito il mio profumo?”, porgendoti il collo, e, appena ti avvicinavi, ti baciava sulla bocca! Lo ha fatto a Jo Squillo (che gli diede una sberla), a me, a tutti...». —