Cultura in lutto per la morte di Samaritani: «Un grande fotografo e persona speciale»

Originario di Cento e ora residente a Bondeno, è deceduto ieri a 58 anni: lascia moglie, figlioletta e altre due figlie  

FERRARA. Grande lutto nel mondo della cultura ferrarese: ieri è morto Andrea Samaritani. Nato a Cento il 27 agosto 1962, aveva appena compiuto 58 anni. Fotoreporter dal 1985, ha collaborato per anni con La Nuova Ferrara e altre numerose testate, tra cui Bell’Italia, Bargiornale, Il venerdì, La Stampa, La Repubblica, L’Espresso, Panorama, Il resto del Carlino e perfino Topolino. Malato ormai da tempo, Samaritani ha lottato fino all’ultimo, affrontando la malattia con tenacia e coraggio. «E così i due mesi che gli avevano diagnosticato - ci dice la moglie Claudia - sono diventati più di un anno, solo grazie alla sua forza di volontà e voglia di lavorare».

LAVORO E FAMIGLIA


Non a caso la scorsa settimana Samaritani era sul set del film Lei mi parla ancora, per fotografare le scene del nuovo film dell’amico Pupi Avati, dimostrando un’indomita passione per il proprio lavoro. Quella che lo ha contraddistinto per tutta la vita, dal diploma magistrale alle prime foto di lavoro, inizialmente quelle di cronaca, sognando di diventare fotografo di un giornale. Ma ben presto è la passione per l’arte a prendere il sopravvento su di lui, dirottando così su altri generi di fotografie, fino a specializzarsi negli ultimi anni nelle cosiddette fotodipinte.

Lui in realtà è nato e cresciuto a Cento, anche se dalle seconde nozze abitava a Bondeno. Nipote del noto monsignor Samaritani, il padre Sandro è nato a Comacchio ma poi trasferitosi a Cento, dove con la moglie Maria ha creato una bella famiglia, da cui sono nati i figli Mario, Giovanna e Marta, oltre ad Andrea. Ora il fotografo abitava a Bondeno con la seconda moglie Claudia e la figlia 11enne Margherita, ma dalle prime nozze erano nate altre due figlie, la primogenita Maria Chiara di 28 anni ed Eleonora, di alcuni anni più giovane. Entrambe appassionate di cultura, ovviamente.

LE COLLABORAZIONI

Samaritani ha collaborato in due diversi momenti al nostro quotidiano, prima come fotografo di cronaca, proprio agli inizi della sua carriera ma anche della Nuova Ferrara. Poi il ritorno nel nuovo millennio, dedicandosi solo al mondo artistico ferrarese, con bellissime pagine intitolate “Le stanze dell’arte” incentrate su artisti che altrimenti non avrebbero ricevuto la giusta visibilità. Negli ultimi anni il passaggio al Carlino, alternando all’arte anche il cinema, in particolare seguendo i lavori del regista Pupi Avati, ormai un amico per il fotografo 58enne.

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I RICORDI

«Diamo l’addio a un amico. La nostra musica oggi è per lui. Andrea era una persona speciale, un grande fotografo e un uomo di grande cultura. Abbraccio i familiari». Così il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, raggiunto dalla notizia della scomparsa di Samaritani, lo ha salutato ieri pomeriggio al concerto di chiusura della 33esima edizione del Ferrara Buskers Festival.

«Ho appena appreso la triste notizia della scomparsa di Andrea Samaritani. Cento perde una figura importante del mondo della cultura», commenta il primo cittadino centese Fabrizio Toselli.

«È una notizia che mi addolora molto, ho sempre apprezzato la grande professionalità e la cultura di Andrea Samaritani. Proprio martedì scorso l’ho incontrato sul set del film di Pupi Avati e ci siamo messi a parlare anche della sua malattia, che ha affrontato con coraggio, senza mai tralasciare il proprio impegno, fino all’ultimo. In questi anni ho avuto modo di apprezzare la sua grande professionalità e la sua grande umanità. Un abbraccio forte ai familiari», dice monsignor Massimo Manservigi, vicario della Diocesi di Ferrara.

Commosso saluto sui social del fratello Mario, a cui Andrea era legatissimo ed al quale ha raccontato tutta la sua vita, per realizzare la biografia del fotografo, che uscirà a breve per Minerva. La data dell’ultimo saluto, previsto alla Collegiata di San Biagio a Cento sarà giovedì 3 settembre alle 16.30.

LA CARRIERA

Impossibile raccontare in poche righe il percorso professionale di Samaritani: 35 anni di lavoro a tutto tondo, con la macchina fotografica in mano. Ma anche i pennelli, la penna, la videocamera, i libri, lo studio. E da qualche anno si era dedicato a dipingere le sue stesse foto. Dedizione assoluta, ricerca, competenza e professionalità gli hanno aperto le porte delle collaborazioni con le principali riviste dell’editoria italiana ed europea, ma anche enti pubblici, musei e università. Ha anche pubblicato libri (fotografici e non) di suo pugno. Come “tradisce” il cognome, la famiglia del fotografo è di origini comacchiesi, e in lui l’amore per Comacchio e il Delta è sempre stato presente: «non perdeva occasione per lavorare là; un legame rimasto vivo fino all’ultimo», sottolinea Claudia. —

d.b.

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