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Ferrara, i pediatri: visite a distanza, utile WhatsApp: «Ma non venite da noi per un raffreddore»

Vinattieri (Federazione ferrarese): in questa situazione d’incertezza evitiamo intasamenti. Archivio regionale per i sintomi

FERRARA. Nonostante i sei mesi di “convivenza” con la pandemia il Coronavirus non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. In effetti, l’impatto che il rientro settembrino in uffici, fabbriche e scuole avrà sui servizi e sul sistema sanitario è ancora oggetto di dibattito tra gli esperti. Come si potrà distinguere un sintomo da Covid-19 rispetto a quello, simile, indotto da una comune influenza?

«Sarà una delle sfide dell’autunno – risponde Aldo Vinattieri, responsabile della Federazione provinciale dei Pediatri – ma ci stiamo lavorando assieme alla Regione. In particolare in Emilia Romagna si sta cercando di impostare un data base per raccogliere su tutto il territorio regionale le segnalazioni che arrivano dagli ambulatori pediatrici per individuare i sintomi principali dell’infezione associati alla positività del tampone».


AUTUNNO DI INCOGNITE. L’obiettivo è fornire al medico uno strumento in più per orientarsi nella diagnosi «perché le informazioni ad oggi disponibili sull’incidenza e sugli effetti, anche potenziali, della pandemia sui bambini sono molto limitate». Uno dei motivi è stata la chiusura, nei mesi del lockdown, delle scuole, comprese quelle dell’infanzia, che a giorni riapriranno i battenti affidando la responsabilità di trattare ogni singolo caso “sospetto” al personale scolastico e agli operatori sanitari.

«Da maggio – evidenzia Vinattieri – il quadro della pandemia è cambiato, ma non sappiamo bene cosa aspettarci con l’arrivo di autunno e inverno». Il data base consentirebbe di concentrare in un unico contenitore tutte le osservazioni dei pediatri sul territorio, registrando l’esito di migliaia di visite ed esami, e potrebbe aiutare «il medico, che deve rimanere il riferimento sanitario per la scuola e per le famiglie, ad affinare la conoscenza dei sintomi più strettamente legati alla pandemia. In questo modo si potrebbero evitare, ad esempio, richieste inutili di tamponi e ridurre in generale la pressione su genitori e sistema sanitario». Per i pediatri sarebbe un lavoro in più: «È importante che la gestione del data base sia semplice e che permetta di archiviare i dati in modo omogeneo - prosegue lo specialista - Vogliamo evitare una corsa esasperata al tampone e che un comune raffreddore o qualche colpo di tosse possano suscitare allarme causando episodi di iperafflusso negli ambulatori e nei pronto soccorso».

LE USCA PER I PICCOLI. Le linee guida della Regione per i bimbi da 0 a 3 anni tengono conto di questa esigenza. «Forse sull’elencazione dei sintomi rischiano di rendere più rigido il lavoro dei pediatri e degli altri operatori coinvolti. Ma questo è un aspetto che verificheremo sul campo», prevede Vinattieri. Nei lunghi mesi in cui le famiglie hanno dovuto gestire la custodia a tempo pieno dei bambini «si è creata una forma di collaborazione con i genitori. Abbiamo raccolto dubbi e segnalazioni anche a distanza, utilizzando strumenti tecnologici come WhatsApp. Una foto del bimbo che sta poco bene può aiutare il pediatra - dopo aver trattato il sintomo con una prescrizione specifica - a stabilire se si tratta di un’infezione comune, un malessere passeggero o Covid. La fiducia stabilita con le famiglie potrà rivelarsi un buon “alleato” nei prossimi mesi». I pediatri, sottolinea Vinattieri, dovranno continuare ad assistere anche chi non ha il Covid; sono medici ma anche loro possono ammalarsi, «ogni soluzione ben congegnata aiuterà tutti a superare una fase critica».

Qualcuno, nelle scorse settimane, ha ipotizzato l’introduzione di guardie mediche pediatriche (Usca). «Un’idea troppo complessa da realizzare - conclude lo specialista - Forse possono essere utili, ma per bimbi dai sei anni in su». —

Gioele Caccia

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