Asili Ferrara, falsa partenza al Leopardi. Bimbi distribuiti su tre plessi per lavori

Obbligo di mascherina Ffp2 per educatrici e ausiliarie. C’è il nodo-raffreddore: se è pesante serve l’assenso del pediatra

FERRARA. Alle 7.30 di offi (7 settembre) è suonata la prima campanella degli asili comunali di Ferrara per 1.584 piccoli studenti, ma non tutti i genitori hanno fatto il solito percorso per accompagnare i loro bambini. Le famiglie del nido Leopardi di via Boccaccio, in particolare, hanno dovuto macinare qualche chilometro in più per andare dalla zona Arianuova fino al Barco, in via del Melo o in via Pacinotti. I loro bambini, infatti, pur rimanendo iscritti alla Leopardi, per questa settimana devono traslocare in altri asili comunali, a causa del protrarsi dei lavori di adeguamento alle normative, Covid compreso. La comunicazione da parte dell’Istituzione scuola è stata accolta dai malumori di qualche genitore e di diversi addetti del plesso, che si ritrovano a seguire i bambini e guardano con apprensione al bando di ottobre per la “fornitura” di lavoratori temporanei. E resta qualche margine d’incertezza anche sulle procedure Covid, in particolare su come trattare i sintomi lievi come i raffreddori.



Trasloco

I lavori alla Leopardi sono dunque arrivati “lunghi” come è successo magari anche in altre occasioni, ma questo è un anno particolare per via delle incertezze supplettive da coronavirus. I bambini per questa prima settimana di frequenza, quindi, dovranno essere portati in parte all’Elefante Blu del Barco, in parte al Pacinotti e la quota rimanente alle Mille Gru, in zona Est. Educatrici e addette di supporto sono dislocate più o meno a seguito dei “loro” bambini, anche se c’è qualche patema in più per il personale temporaneo, in particolare le ausiliarie. L’agenzia attualmente utilizzata dal Comune, la Tempor, potrà infatti provvedere fino a ottobre, quando partirà un nuovo bando.

Con il raffreddore

Il protocollo Covid in città è stato firmato da Comune, coop degli asili esternalizzati e sindacati a fine agosto, ed è tra i più rigorosi d’Italia. Ad esempio, viene imposto l’impiego di mascherine Ffp2 invece di quelle chirurgiche per tutto il personale nei contatti con i bambini, da sostituire ogni giorno, come pure i camici bianchi sopra i vestiti: visto che le educatrici sono 200 e le ausiliarie 50, si tratta di reperire 6.000 pezzi solo per il primo mese di scuola. Inoltre sarà necessario inforcare occhiali protettivi o visiera per il cambio di pannolini.

Nonostante il rigore del protocollo, restano dei punti interrogativi, tanto che le Rsu di comparto hanno chiesto un incontro con l’Istituzione scuola per ottenere applicazioni omogenee in ogni scuola. Il punto forse più controverso riguarda la gestione dei casi di forte raffreddore. In genitori, sottoscrivendo il patto di corresponsabilità, si sono impegnati a mandare il bimbo a scuola in queste condizioni solo dopo una consultazione con un pediatra (ma la federazione provinciale invita a non intasare gli ambulatori, utilizzando di norma telefono e WhatsApp), altrimenti non sarà accolto. Il personale al momento deve però fidarsi della parola dei genitori. Se il bimbo viene rimandato a casa per malessere generale riconducibile al Covid, prima di tornare a scuola deve pure passare l’esame dal pediatra.

Altre regole

In caso di assenza da scuola, le famiglie sono tenute a telefonare a scuola, anche se la causa è una gita di famiglia. Chi accompagna il bimbo, all’interno della struttura, deve indossare la mascherina, igienizzare le mani e le scarpe, anche con l’uso di sovrascarpe. —

Stefano Ciervo

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