Ferrara, picchiata e minacciata: sfruttatore condannato a tre anni

L'uomo l'aveva resa schiava, costringendo la donna a lavorare sulla strada per quasi due anni

FERRARA. Per quasi due anni era stata una schiava, costretta a lavorare sulla strada a Ferrara, per ripagare il debito che aveva contratto per venire in Italia dalla Nigeria, oltre 45mila euro. In questi due anni era stata picchiata, minacciata di morte con un coltello diverse volte, assoggettata a tal punto da non vedere una via d’uscita.

L’ha trovata grazie alle indagini della Polizia che prima l’ha liberata e poi del Centro donne e giustizia cui venne affidata, per un percorso - quello che si attiva in questi casi - di rinascita delle persone. Un lieto fine che ieri ha visto anche l’epilogo giudiziario perchè il suo aguzzino e sfruttatore, Frank Ighbinose, di 38 anni, nigeriano come lei, è stato condannato in abbreviato dal tribunale di Ferrara alla pena di 3 anni e 4 mesi (riduzione di un terzo per il rito), la stessa pena che era stata chiesta dal pm Ciro Alberto Savino.


Un processo lungo, lunghissimo, durato quasi 10 anni: perché è stato in realtà riattivato dopo anni e anni, in quanto lui, lo sfruttatore dopo essere stato arrestato e processato all’epoca dei fatti, nel 2014 era scomparso, era irreperibile, e il procedimento era stato fermato. Tutto è ripartito perché l’uomo era stato ritrovato nel gennaio scorso a Ferrara, arrestato e quindi processato e ieri condannato. I fatti, infatti, risalgono al lontano 2009, quando a quell’epoca la donna arriva a Ferrara dopo il solito viaggio della disperazione dalla Nigeria all’Italia. Aveva pagato 45mila euro, un debito che si è concretizzato al suo arrivo a Ferrara dove era stata obbligata a lavorare sulla strada e in casa: secondo le indagini, e quanto raccontò lei, guadagnava 80/120 euro al giorno e sarebbe dovuta restare la “schiava” di Ighbinose per tanto tempo ancora. Il riscatto è arrivato grazie ai contatti con la Polizia durante indagini sullo sfruttamento della prostituzione, poi con la “protezione” del Centro donne e giustizia. —

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