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San Giovanni di Ostellato, lavoratori Cromital in sciopero: «Il nostro futuro è in pericolo»

Giovedì lo stop dei 17 dipendenti dell’azienda chimica controllata da un gruppo turco. Pesano le incertezze: «Servono investimenti, ma non si fa più manutenzione»

SAN GIOVANNI DI OSTELLATO. Tira una brutta aria alla Cromital, azienda chimica dell’area Sipro di San Giovanni di Ostellato. I più pessimisti parlano di una possibile chiusura, una fine a cui nessuno vuole arrivare. Ma di sicuro il futuro è denso di nubi. E così giovedì 10 settembre i 17 dipendenti hanno scioperato e fatto sentire forte la voce: «Le incertezze sono troppe – dicono i lavoratori esasperati –, siamo stanchi di venire considerati sempre come oggetti a disposizione. Sappiamo delle difficoltà che vive il mercato e vogliamo dare il nostro contributo, ma dall’altra parte ci deve essere una svolta, finalmente».

MERCATO IN CRISI


La Cromital è impegnata nel campo della produzione e commercializzazione di semilavorati chimici a impiego industriale: derivati di cromo in forma liquida e gassosa, ma si occupa pure del trattamento del pellame per l’abbigliamento e per l’alta moda. I principali clienti operano nell’industria conciaria, dove l’agente conciante di solfato basico di cromo è appunto il prodotto più usato. Insediata a San Giovanni dal 1992, la Cromital dal 2011, dopo un primo passaggio azionario sei anni prima, è interamente controllata dalla multinazionale turca Sisecam. La sede legale e le funzioni amministrative sono invece ad Assago, vicino a Milano.

«In effetti la situazione è preoccupante – spiega il segretario generale dei chimici della Cgil di Ferrara, Fausto Chiarioni –. L’andamento del mercato è negativo e non è chiaro al momento come l’azienda intenda muoversi per superare questa fase. È chiaro che sono indispensabili investimenti, anche con l’obiettivo di migliorare la qualità della produzioni e per mettere in sicurezza l’impianto».

Ma è proprio da questo punto di vista che la dirigenza di Cromital non dà segnali positivi. «Addirittura – dice il sindacalista della Cgil – non vengono più effettuate le manutenzioni periodiche. E poi non servirebbero investimenti di grande portata, eppure tutto è fermo».

LA CIG IN CORSO

Fatto sta che la cassa integrazione è spuntata in fabbrica, a sottolineare con ancora più forza il momento di difficoltà. «Siamo in attesa di poter fare l’esame congiunto del provvedimento – spiega Chiarioni – ma va detto che le relazioni industriali sia con la rappresentanza sindacali sia direttamente con i lavoratori sono molto complicate. Anche sulle misure da adottare nello stabilimento per fare fronte all’emergenza coronavirus il confronto non è stato niente affatto semplice».

Come detto, si guarda al domani con preoccupazione profonda: «I lavoratori sono consci delle difficoltà che vive il mercato e sono anche disposti ad applicarsi, a fare un passo avanti in direzioni delle necessità dell’azienda. Tuttavia sono stanchi di un quadro generale incerto». —