Consiglieri dimissionari. In Provincia si pensa già al dopo Paron: reggenza Minarelli o commissariamento

La presidente rischia di decadere, centrosinistra senza maggioranza nel consiglio da rinnovare entro la fine dell’anno 

FERRARA. La crisi politica a Vigarano Mainarda, ormai conclamata, rischia di riverberarsi sulla Provincia. La presidente Barbara Paron è in bilico, essendo la sua carica direttamente legata a quella di sindaco vigaranese. Se decade dalla seconda, anche la prima viene meno.

La maggioranza in Comune non c’è più dopo l’addio delle quattro consigliere De Michele, Zoboli, Chiodi e Orsini, le prime due anche assessori. In caso di dimissioni dei componenti dell’opposizione, verrebbe meno il numero legale e il commissariamento sarebbe inevitabile. Per ciò che riguarda l’ente con sede in Castello Estense a Ferrara, occorre fare i conti con la legge elettorale impostata dalla riforma Delrio.



La formula elettorale

Il riordino del 2014 definisce le Province come enti “ad area vasta”. Da allora gli organi (presidente e consiglio) sono eletti non più direttamente dai cittadini, bensì dai sindaci e dai consiglieri dei diversi Comuni.

Le ultime elezioni si sono tenute il 31 ottobre 2018. La Paron successe a Tagliani nel ruolo di presidente. Il mandato formalmente è di 4 anni, ma in realtà scadrebbe prima: nella primavera 2021, al termine della consigliatura di Vigarano, da rinnovare con il voto. Ma se la Paron fosse costretta a lasciare il posto da sindaco prima di quella data, come appare probabile? Come detto, per il principio del simul stabunt simul cadent, dovrebbe lasciare anche la Provincia. Dove c’è la certezza che il 31 ottobre termina l’esperienza degli altri 12 consiglieri il cui mandato, a differenza di quello del presidente, è biennale.

Le ipotesi in campo

Ed ecco gli scenari possibili. Chiusa la guida Paron, a quel punto spunterebbe l’ipotesi di una reggenza affidata al vicepresidente Nicola Minarelli. Ma se la sentirebbe il sindaco di Portomaggiore nonché segretario provinciale Pd di prendere le redini senza avere la maggioranza? Infatti in consiglio, decaduta la Paron, si sarebbe in perfetta parità: 6 di centrosinistra (Minarelli, Marescotti, Rossi, Bertolasi, Celati e Penini) e 6 del centrodestra (Mottola, Guaraldi, Piacentini, Soncini, Sartini e Zanella).

L’eventuale reggenza di Minarelli prenderebbe consistenza, è chiaro, se dall’altra parte non si minacciasse di bloccarne l’approvazione degli atti. Le parole di venerdì del sindaco leghista di Ferrara Alan Fabbri sono apparse concilianti: «In un momento come questo la nostra comunità ha bisogno di istituzioni unite e solide, che lavorino fianco a fianco». Si vedrà.

In fondo il traghettamento, che scongiurerebbe il commissariamento, si annuncia breve. Un nuovo presidente, verrebbe eletto entro l’anno, contestualmente al consiglio. L’Upi, l’Unione delle Province, pensa a un election day da svolgere il 13 dicembre. Come arriverà Ferrara a quella data? —