L’economia appesa ad un rinvio

Camera di Commercio tra fusione e rischio di commissariamento: l'editoriale del direttore della Nuova Ferrara

FERRARA. Se c’è una rivendicazione condivisa, a Ferrara e sul territorio, è quella per l’autonomia della Camera di commercio. Da un anno almeno, da quando le associazioni che si erano scontrate sulla scelta del partner per una fusione fin lì data per inevitabile si sono ricompattate contro l’accorpamento. Erano i giorni convulsi in cui il Governo invertiva maggioranza e prospettive, e nel rovesciamento saltava pure la frenata che la componente leghista aveva imposto sul riordino degli enti camerali, diventava impulso inverso. Fare e far presto. Anche contro la Regione che sostiene le ragioni di Ferrara e delle altre province coinvolte.

Tempi stretti che ormai sono immediati: da mezzanotte Presidente, Giunta e Consiglio non saranno più in carica, a largo Castello si attende un commissario nominato dal Ministro. Tempistica pessima e pericolosa. Le imprese messe in difficoltà dagli effetti del Coronavirus e del lockdown debbono essere sostenute con un’azione capillare, mai come in questo momento c’è bisogno di avere un ente che conosca il tessuto produttivo e che sia pienamente operativo, che possa varare bandi e attivare interventi concreti, investire sino all’ultima risorsa.


L’azione della Camera di Commercio non può essere limitata nel recinto dell’ordinaria amministrazione, non possiamo permettercelo. La questione è chiarissima, almeno sui territori, e non è un caso che l’intera Conferenza delle regioni abbia sottoscritto l’emendamento Dem che punta a rimandare commissariamenti e accorpamenti di tre mesi o più, comunque ad emergenza conclusa. La partita si giocherà in Parlamento, in sede di conversione del decreto Agosto. Per il tessuto delle imprese ferraresi il rinvio è un obiettivo minimo, ma decisivo.

Buona domenica.