Ferrara, gli insegnanti: "Ragazzi, ci siamo". I messaggi dei prof agli studenti

Il messaggio di 24 docenti ferraresi nel primo giorno di scuola. Le impressioni, i consigli e gli incoraggiamenti per questo avvio (part. 2)

Ferrara, prima campanella all'Ariosto: ripartire in sicurezza

FERRARA. Primo giorno di scuola oggi (lunedì 14 settembre) per oltre 38mila studenti che frequentano i plessi delle elementari, medie e superiori nel Ferrarese. È una data importante che arriva dopo oltre 200 giorni dall’ultima apertura delle scuole avvenuta lo scorso 22 febbraio e in tale circostanza abbiamo chiesto a 22 docenti, tra maestri e professori, di raccontare cosa diranno oggi dopo così tanto tempo ai loro alunni. Un incontro atteso da tantissimi giorni, per una lontananza che ha costrutti tutti i ragazzi a cambiare radicalmente le loro abitudini e a rivoluzionare il modo di fare lezione. —

Da sinistra: Otella Zappa, Michela Gamberoni, Lamberto Previati

OTELLA ZAPPA: Spiegherò ai ragazzi il valore e l’importanza del senso di responsabilità. Le leggerezze non sono ammesse. Anche i più giovani devono capire che, da una loro svista, può dipendere la salute di altre persone. Sarà una grande prova di responsabilizzazione per loro, e anche per noi. Durante il lockdown il mondo della scuola ha saputo riorganizzarsi, questo rientro a scuola è una nuova sfida da affrontare con elasticità e positività. Gli studenti entreranno a scaglioni, sperando che questo non tolga tempo alla didattica. Ognuno, parallelamente all’altro, sta svolgendo il suo percorso e perseguendo un obiettivo comune: la sicurezza. Stiamo elaborando una struttura oraria flessibile e la rotazione settimanale dei gruppi di lavoro nei laboratori, per favorire il recupero dell’attenzione e non appesantire gli studenti. Spero che ci dotino di mascherine trasparenti e che l’acquisto non gravi sulle famiglie. Sarà faticoso ma, se si avrà la collaborazione di tutti, ce la faremo. —

MICHELA GAMBERONI: Che gioia tornare a scuola. Sarò felice di rivedere i ragazzi, la prima cosa che gli dirò? Di essere responsabili. Non ho mai rifiutato la tecnologia ma la scuola non è didattica a distanza, è anzi presenza, incontro, occasione di socializzazione e trasmissione del sapere attraverso il rapporto interpersonale. È per questi motivi che sono felice di tornare in classe, per le lezioni in presenza anche perché i ragazzi devono imparare a metabolizzare e gestire lo stress, che è un volano importante nella vita di ciascuno. Per quanto riguarda il nostro istituto scolastico, da anni utilizziamo strumenti informatici ma penso che i ragazzi desiderino tornare in classe con un sistema di didattica tradizionale in grado di garantire un approccio diretto con la classe. Ovviamente ci saranno le giuste regole di sicurezza anti Covid e gli studenti dovranno essere responsabilizzati in tal senso non solo all’interno dell’ambiente scolastico ma anche nella quotidianità in generale. —

LAMBERTO PREVIATI: Ai ragazzi dirò: mi siete mancati. Ho voglia di tornare a scuola perché credo molto nella didattica in presenza, anzi, resto fermamente convinto che sia quella l’unica forma didattica sensata. I ragazzi hanno bisogno di essere seguiti da vicino, soprattutto nelle materie pratiche. La scuola, gli insegnanti, i genitori e gli alunni stessi, hanno dovuto impegnarsi molto per rendere possibile la didattica a distanza, che in Italia esisteva solo a livello universitario. Nei mesi passati abbiamo anche capito che non tutti sono dotati di tablet o computer e quindi, una parte di studenti non poteva seguire le lezioni; un vero peccato. Le preoccupazioni di natura sanitaria sono più che altro soggettive: la maggioranza degli insegnanti italiani ha superato gli “anta”, o ha a casa soggetti fragili. I problemi saranno regolare il flusso dei ragazzi in entrata e definire come misurare la temperatura. Questioni risolvibili, l’importante ora è ricominciare. E farlo con il piede giusto. —

Da sinistra: Roberto Saletti, Davide Bergamini, Alessandra Farinella

ROBERTO SALETTI: So già cosa dirò ai miei studenti, dirò: ragazzi, vi voglio bene. Da questo ritorno tra i banchi mi aspetto una rivitalizzazione del nostro tessuto sociale. Per me sarà il momento in cui tornerò a vivere la società e spero che anche per loro sarò l’occasione di un nuovo e felice inizio. La pandemia è arrivata all’improvviso senza chiedere permesso, e ci ha tolto tanto. Ora spero che piano piano quei vuoti che ha lasciato possano essere nuovamente colmati. L’emergenza coronavirus ci ha costretti in casa. Dall’oggi al domani abbiamo dovuto salutare i nostri studenti, riorganizzarci e ritrovarli su una piattaforma, davanti ad uno schermo. Abbiamo superato quel momento e ora siamo davanti ad una prova importante. Dobbiamo fare il possibile per tornare alla normalità con attenzione e responsabilità. Non dobbiamo trascurare le fasce più deboli e delicate della popolazione, dobbiamo avere un occhio di riguardo per i più piccoli: loro sì che hanno veramente bisogno di noi. —

DAVIDE BERGAMINI: Non vedo l’ora di rivedere i miei studenti, sarà una gioia rincontrarsi. Un momento emozionante per noi insegnanti ma, sono sicuro, anche per gli studenti. Penso che anche a loro questi mesi siano pesati, penso che anche a loro sia mancata la scuola così come la conosciamo, con i banchi la cattedra, la lavagna, la campanella, i corridoi e le lezioni in presenza. Sarà importante ritrovare il contatto con gli alunni, con la scuola stessa e con i colleghi. Dovremo ragionare tutti insieme su quello che ha provocato questo distacco, approfondiremo quindi l’argomento perché non rimanga un mistero. I ragazzi lo devono capire, e anche noi. Sarà bello confrontarsi, guardarsi negli occhi e parlare di persona, non attraverso uno schermo. Finalmente ci rivedremo, ci rincontreremo di persona e sarà un momento che, ne sono convinto, ricorderemo nel tempo. —

ALESSANDRA FARINELLI: Massimo rispetto delle regole, c’è poco da scherzare. Questo è il primo messaggio che deve passare, il primo punto fermo che deve essere chiaro a tutti. Sono convinta che ci sarà un po’ di spaesamento, sia da parte degli studenti sia da parte degli insegnanti perché il lockdown è stato qualcosa di assolutamente diverso da tutto ciò che fino a quel momento avevamo vissuto. Quest’anno avrò due classi prime, una dell’indirizzo socio-sanitario e uno meccanico. Spero di trovare in loro curiosità e tanta voglia di ripartire con ottimismo da ciò che questa pandemia ci ha po’ tolto. I miei ragazzi quest’anno entreranno per la prima volta alle superiori. Dirò loro che dobbiamo rimboccarci le maniche ancora di più rispetto al passato. Questa emergenza ha cambiato e cambierà molti usi, dobbiamo lavorare tenendo presente che vanno rispettate le nuove normative. —

Da sinistra: Marcello Bertolani, Silvia Sisto, Filippo Bighi

MARCELLO BERTOLANI: Sarà un anno complicato e questo deve essere chiaro a tutti, tanto agli studenti quanto agli insegnanti. Ci troveremo ad affrontare disposizioni nuove, dovremo vedercela con mascherine, spostamenti scaglionati, minor libertà, rilevazione della temperatura a campione e altre difficoltà. Per i più piccoli, che in questi ultimi tre mesi hanno vissuto probabilmente con qualche libertà in più, sembrerà di fare un balzo indietro e tornare ai giorni del lockdown. Ma tutto ciò è necessario, non bisogna abbassare la guardia. Sarebbe un grave errore. Però, nonostante tutte le difficoltà e le complicazioni che vedo all’orizzonte, vedo anche tanta voglia di tornare in aula. Sia insegnanti che studenti hanno voglia di tornare tra i banchi e sono entusiasti. L’importante sarà iniziare in maniera positiva, consapevoli che ci saranno tante cose a cui pensare oltre all’insegnamento. Sarà un anno complicato. —

SILVIA SISTO: Ai miei studenti dirò di stare tranquilli e, allo stesso tempo, di rispettare scrupolosamente le regole. Ritornare a scuola sarà bellissimo, non vedo l’ora. Sicuramente non sarà facile perché le cose sono cambiate, i mesi che sono passati dall’ultima campanella sono molto più dei normali e la situazione che stiamo vivendo è completamente diversa dal solito. Siamo chiamati a rispettare nuove regole e disposizioni, ci vorrà impegno e collaborazione da parte di tutti. In questo senso penso che sarà importante anche il supporto delle famiglie. Spero che quest’anno possa essere visto e vissuto come l’occasione per ripensare al modo di fare scuola, facendo tesoro dei mesi trascorsi con la didattica a distanza. Non sono tranquillissima, le preoccupazioni ci sono, ma bisogna ripartire. Forse si poteva aspettare la fine di settembre, anche in considerazione delle elezioni e del referendum, ma è importante che gli studenti tornino in presenza sui banchi di scuola. —

FILIPPO BIGHI: Voglio essere ottimista, sono sicuro che gli studenti si abitueranno presto alle nuove regole. Certo, all’inizio saranno spaesati e forse anche un po’ insofferenti ma poi si adegueranno. Sanno che non è uno scherzo, qui ci sono in gioco la salute e la sicurezza; la riapertura delle scuole è una bella prova per tutti. A loro dirò che stiamo vivendo un momento particolare, che servirà la collaborazione da parte di tutti affinché le cose funzionino veramente. Sono felice di tornare in aula, penso che il nostro lavoro sia fatto soprattutto di presenza fisica. Fare lezione in aula favorisce l’apprendimento. Anche se ho voglia di tornare a scuola, forse, avrei scelto una data unica per tutta la nazione; magari dopo elezioni e referendum. È inutile però adesso fare questi ragionamenti, l’unica cosa che veramente conta ora è cominciare in linea, rispettando le norme e dare fiducia ai ragazzi. In questo percorso ognuno dovrà fare la propria parte. —

Da sinistra: Letizia Pirazzini, Maria Bardella, Elisa Camaggi

LETIZIA PIRAZZINI: Per me il rientro a scuola significa, prima di tutto, occuparmi del benessere dei bambini. Dovremo impegnarci per recuperare e ricostruire tutti quei rapporti e quelle relazioni forzatamente interrotti dall’emergenza sanitaria che ci ha costretti in casa. I rapporti umani in questa fase vengono prima della didattica. Aspetto di vedere come saranno questi bambini che è dal 23 febbraio che non sono seduti su un banco e non hanno condiviso la compagnia dei compagni. Oltre le lezioni, durante il lockdown abbiamo raggiunto i nostri alunni telefonicamente e di stare loro vicini, per rassicurarli. In tanti erano andati in crisi per la mancanza di contatto. Ringraziamo le famiglie per la loro vicinanza e collaborazione nello svolgimento online delle lezioni, senza di loro la scuola non sarebbe andata avanti. L’apprendimento, in quel periodo, aveva una valenza secondaria, e l’avrà anche oggi. Ora la nostra priorità sarà riprendere in mano le nostre relazioni da dove si sono interrotte. —

MARA BARDELLA: Non userò una particolare frase di benvenuto, piuttosto sorriderò ai ragazzi e spero che gli occhi mostrino quel che la mascherina obbligherà a coprire. L’atteggiamento che tutti noi adotteremo sarà importantissimo. Ci saranno difficoltà, ma è molto meglio secondo me la didattica in presenza piuttosto che quella a distanza. Faremo del nostro meglio.-

ELISA CAMAGGI: Non vedo l'ora di tornare alla scuola "in presenza”. Chiedo un rientro in sicurezza, con norme precise a tutela di tutti. La didattica ha risentito della distanza, virtualmente è difficile appassionare al sapere. E capire quanto siano stati assimilati i concetti. Inoltre, la distanza ha penalizzato tantissimi studenti sprovvisti di strumenti, spazi e supporto familiare adeguato. C'è anche rabbia. Durante l’emergenza si doveva studiare la ripartenza, ma mancano ancora strutture, insegnanti, personale, fondi... La rivoluzione delle graduatorie e dei punteggi ha creato caos e non si sa come verranno convocati i supplenti che servono (60% di cattedre vuote al nord); e non sono stati rimandati tre concorsi: accorreranno molti partecipanti, nonostante i contagi in crescita. E poi certa stampa bolla gli insegnanti come privilegiati e inetti. Questo danneggia la scuola, quando c'è bisogno di un'istituzione forte e di fiducia.-


 

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