Copparo. Vertenza ancora in alto mare: domani altre 8 ore di sciopero

Lavoratori in stato d’agitazione per il rinnovo dell’integrativo. Lo stop dopo la rottura delle trattative da parte dell’azienda 

Berco in sciopero, la rabbia dei lavoratori

COPPARO. Si accende il clima alla Berco. I lavoratori sono in stato d’agitazione e oggi (giovedì 24 settembre) si è tenuta la prima iniziativa di sciopero di 8 ore: stop alle macchine, quindi, per l’intera giornata lavorativa.

Vengono al pettine i nodi della vertenza sul contratto integrativo aziendale e, come del resto era stato annunciato dai sindacati nei giorni scorsi, è arrivato il momento del conflitto. Un conflitto che resta aperto: in serata i sindacati hanno annunciato per domani (25 settembre) altre otto ore di sciopero. Ci saranno presidi davanti alle portinerie in coincidenza con l’inizio dei diversi turni di lavoro (5.30-9, 12.30-14.30, 20.30-22-30
 

«Come discusso nelle assemblee sindacali dello scorso 18 settembre – spiegano in un comunicato stampa le segreterie provinciali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, assieme alle Rsu degli stabilimenti di Copparo e Castelfranco Veneto –, le vicende legate alla Thyssenkrupp-Berco preoccupano le lavoratrici e i lavoratori e necessitano di assunzione di responsabilità da parte della direzione aziendale nelle discussioni con le Rsu e le organizzazioni sindacali. La rappresentanza sindacale ritiene non rinviabile un confronto serio sulle prospettive produttive dell’azienda».

«Servono garanzie»

I sindacati tornano quindi a chiedere garanzie alla controparte, alzando il livello dello scontro e facendo valere il diritto di sciopero. Diversi i punti che sono all’ordine del giorno: in primis, i livelli produttivi e le prospettive industriali; poi l’organizzazione della produzione e del lavoro «chiarendo una volta per tutte – ammoniscono le sigle sindacali – la strategia collegata ai diversi impianti produttivi. Non è accettabile una logica per la quale ogni attività può essere mantenuta oppure esternalizzata in base a mere logiche economiche del momento, con lo smantellamento di impianti ancora funzionanti e senza garanzie per il futuro complessivo degli stabilimenti»; ultimo punto, ma non certo per importanza, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

Ora la parola passa allo sciopero, in attesa che il confronto tra le parti possa riprendere. —

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