Correntisti arrabbiati con Bper per le chiusure: «Trasferiamo i conti»

Denunciati i disagi del trasferimento in filiali lontane. «Intervengano le istituzioni»

FERRARA. «Se perdiamo la banca i nostri paesi moriranno». Comincia così l’appello di un gruppo di cittadini di Gaibanedella e Quartesana preoccupati per la chiusura, annunciata a fine agosto ai dipendenti ma non ancora alla clientela, degli sportelli Bper dei due centri. Si spera nell’intervento della Regione, con la capogruppo dem Marcella Zappaterra che ha fatto da portavoce delle istanze dei cittadini, «attendiamo un ripensamento del management di Bper». Altrimenti potrebbe esserci uno spostamento di conti in altre banche.

La chiusura della banca, chiarisce l’appello, è un grande problema per la popolazione anziana, e rappresenta «un danno economico per le altre attività commerciali superstiti nelle nostre comunità, un danno che potrebbe innescare una chiusura a catena anche di altri esercizi commerciali anche a causa del minor passaggio di persone». Ci sono situazioni specifiche che accentuano le sensazioni negative dei firmatari: lo stabile di Gaibanella è di proprietà Bper, possiede un ampio parcheggio per le auto ed è posto su di una via ad alta percorrenza, «quindi non ci si spiega la scelta di chiuderlo». Nei prossimi giorni sono attese le comunicazioni alla clientela sulla filiale dove saranno spostati i conti, «come faranno gli anziani ad avventurarsi sulle pericolose strade che ci separano da San Bartolomeo in Bosco o Masi Torello?».


I firmatari dell’appello, che continuano a raccogliere sottoscrizioni appoggiati da alcuni commercianti dei due paesi interessati, si dicono «pronti a tutti per farci ascoltare dalla dirigenza della banca, anche a costo di trasferire in massa i nostri conti presso altri istituti bancari in segno di protesta». Seguono i ringraziamenti a Zappaterra che ha prima incontrato i correntisti in “rivolta”, poi ha portato le loro ragioni alla dirigenza Bper e alla giunta regionale. «È ora di dire basta a questa tendenza a impoverire i piccoli centri di ogni servizio» conclude l’appello. —

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