"Da novembre all'ospedale di Ferrara la terapia con plasma iperimmune"

L'infettivologo Libanore: pazienti meno gravi ma attenzione all'età. Pronto un nuovo reparto Covid a Cona

FERRARA. I ricoveri da coronavirus a Cona sono in fase di risalita e si sta approntando un nuovo reparto Covid in vista della saturazione dei due rimasti sempre aperti. I casi restano però di minore gravità, rispetto al quadro della primavera scorsa, anche se c’è il rischio di un aumento dell’età dei ricoverati e quindi del rischio complicazioni. È poi in arrivo la terapia del plasma iperimmune, come conferma il direttore di Malattie Infettiva dell’azienda ospedaliera S.Anna, Marco Libanore.

L’attenzione sta nuovamente spostandosi sugli ospedali: al Sant’Anna com’è la situazione attuale?


«I reparti Covid stanno riempiendosi mentre Terapia intensiva resta vuota. Questo perché si osserva al momento una minore aggressività clinica del virus rispetto a marzo-aprile, in termini numerici il rapporto casi/gravità non è così preoccupante. Bisogna però prestare molta attenzione alla tipologia dei ricoverati, visto che l’età media si sta alzando e l’ultimo focolaio in una residenza protetta, che coinvolge persone con disabilità, porta con sé problematiche di vario tipo. È chiaro che se i ricoveri dovessero colpire tipologie di pazienti per vari motivi più fragili ed esposti, anche il quadro diverrebbe rapidamente preoccupante».

Com’è attrezzato il Sant’Anna, che è la principale struttura Covid della provincia, a questa seconda ondata?

«In questi giorni i ricoverati oscillano attorno ai venti. Noi a Malattie infettive possiamo espandere la disponibilità di posti Covid fino a 18, considerato che una quota di ricoveri per altre tipologie di malati bisogna sempre garantirli. Covid Pneumo può anch’essa arrivare a 18 posti, riservati ai malati con complicazioni respiratorie. Ci si sta attrezzando per aprire un altro reparto di Medicina Covid con 12 posti letto, è previsto da un paio di settimane in caso di necessità, cioè di una progressione dei ricoveri. Gli 8 posti di Terapia intensiva, aumentabili a 9, sono appunto inutilizzati».

Che tipologie di contagi sta osservando sui pazienti ricoverati?

«Mi sembra di vedere un numero limitato di contagi intra-familiari, segno che tutto sommato i ferraresi stanno adeguando i loro comportamenti alla nuova situazione. Il lavoro svolto dalla medicina territoriale sta portando frutti».

Le complicanze attualmente più diffuse quali sono?

«Notiamo un interessamento meno rilevante della parte vascolare, che è stata determinante per l’aggravarsi di molti quadri clinici. In non pochi casi le morti sono arrivate a causa di trombosi».

E veniamo quindi alle terapie. C’è stata una evoluzione dei trattamenti in questi mesi, grazie all’esperienza maturata sul campo e dopo aver percorso strade rivelatesi a fondo chiuso. Che tipo di farmaci somministrate oggi ai vostri pazienti?

«L’unico farmaco autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco per il trattamento del Covid, com’è noto, è il Remdesivir. Lo utilizziamo, come previsto, solo nei casi di polmonite che tende ad evolvere verso quadri di gravità elevata, un po’ come stava succedendo a Berlusconi, per capirci. Ne abbiamo ancora alcune dosi, l’autorizzazione deve comunque arrivare dall’Aifa (anche se proprio la farmacia di Cona è diventata hub regionale, ndr). Il trattamento standard prevede comunque eparina, fondamentale per le prevenire le complicazioni vascolari; un antibiotico, anche per tenere sotto controllo complicazioni batteriche di eventuali polmoniti; e dosi di cortisone, cioè un potente antinfiammatorio, che si è visto avere una certa efficacia anche per i pazienti Covid».

Che fine ha fatto l’idrossiclorochina, diventata una star planetaria grazie all’utilizzo con annessa pubblicità da parte di Trump, e impiegata massicciamente anche da noi nelle prime fasi della pandemia?

«Non la impieghiamo più, come noto, visto che l’Aifa l’ha sostanzialmente messa al bando in particolare per gli effetti collaterali riscontrati a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Devo però sottolineare che qualche lavoro usciti in questi mesi testimonia una certa efficacia dell’idrossiclorochina nel trattamento del Covid».

Sono in arrivo cure promettenti?

«Il reparto di Malattie infettive del Sant’Anna è stato inserito tra i quaranta centri a livello nazionale che sperimenteranno la cura con il plasma iperimmune. Da novembre quindi anche i pazienti ferraresi verranno sottoposti al trattamento con gli anticorpi neutralizzanti da donatori che hanno contratto il virus e sono guariti, ve ne sono anche a Ferrara. Avremo a disposizione plasma a due livelli di protezione, 1-160 (cioè il plasma riesce a distruggere il virus in coltura anche con 640 diluizioni, ndr), e 1.320, da utilizzare sui pazienti immunodepressi».

Chi sarà sottoposto alla terapia con il plasma iperimmune?

«Verrà somministrato a chi ha polmoniti Covid in evoluzione non positiva e ha dimostrato finora di essere efficacie in questi casi. Si tratta di un’arma in più a disposizione nella lotta a questa malattia». —

stefano ciervo

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi