Ferrara, il calcio con la mascherina: «A noi solo responsabilità»

Le società dilettantistiche protestano per l’assenza di aiuti in un’annata così dura: «Salgono i costi a fronte di introiti azzerati. Ma quale passione, qui solo pensieri»

FERRARA. Se un mito della letteratura ha scritto L’amore ai tempi del colera, ne servirà forse un altro per raccontare il calcio ai tempi del Covid. Anche perché si parla a profusione delle problematiche dei professionisti, ma molto meno di quelle dei dilettanti, che sono notevoli. Perché, non solo il pubblico non è presente alle gare, ma a conseguenza di questo non ci sono gli sponsor e l’aumento dei contagi nel mondo sportivo (legati soprattutto alla scuola) sta creando disagi con gare saltate e la necessità di sottoporsi a tamponi o quantomeno a test sierologici, ma chi paga?

«Un campionato come questo? Sarà facilissimo iniziarlo. Quello che credo sarà difficile sarà finirlo... o almeno finirlo senza problemi». Il ds del Casumaro,Marcello Sfargeri, inquadra in modo mirabile la situazione con poche battute. «Noi non abbiamo particolari problemi di spazi, possiamo controllare le temperature e far firmare le certificazioni a distanza di sicurezza dagli spogliatoi. In più abbiamo la possibilità di usare due spogliatoi ulteriori, in modo da consentire ai giocatori di cambiarsi con spazi adeguati al distanziamento corretto. Abbiamo cambiato i giorni degli allenamenti, e uno di questi lo facciamo su altro campo, per non insistere sulla stessa struttura. Ai protocolli stiamo molto attenti. Ma per noi sarebbe importante avere il pubblico. La nostra tribuna è omologata per 500 spettatori. Con il giusto distanziamento potremmo ospitarne 200 e non sarebbe male averli. Ma a porte chiuse...».


«La cosa grave – ci dice Andrea Mari, presidente della Copparo 2015 da sempre legato alla Copparese -, è tutto il complesso di norme. Costose, difficili, complicate. Un bidone di disinfettante per la sanificazione costa 40 euro. Avete idea di quanto disinfettante serva? Oppure, in linea generale, per chi ha il bar, c’è la possibilità di avere buoni introiti, inseriti a bilancio. Se chiudi al pubblico, sono altri soldi che volano via. Come gli incassi, gli abbonamenti e persino le locandine: se non c’è pubblico, inutile metterle e sono sponsor che volano via. Ma siamo in regola con i protocolli. E finirà che ci saranno società che per stare in regola dovranno chiudere baracca...».

PRIMI CONTAGI

per Graziano Quarella del Masi Torello Voghiera è questione di attenzione: «Siamo stati attentissimi ai protocolli, seguiti con molto scrupolo. Avevamo un tesserato con sintomi sospetti e siamo subito andati ad effettuare i controlli. Negativi, per fortuna. Poi il gruppo dei ragazzi positivi, ma non si può parlare di un focolaio legato al calcio, sono arrivati dalla scuola. E quando hai tanti giovani, può capitare che sia la scuola o l’ambiente esterno ad influire. Esami periodici? Non senza aiuto. Economicamente non sarebbero sostenibili. E poi ci sono dei tempi da rispettare. Un problema notevole...».

E così l’altro giorno sono saltate le sfide della Copparese col Real Formigine (per positivi nei modenesi) e dello stesso Mtv contro il Medicina.

«Ma stiamo scherzando - aggiunge Gian Pietro Mazzanti, dirigente dell’Argentana, a lungo ricoverato per il Covid -? Come si fa a pensare di far partire un intero movimento con pochissime regole e nessun supporto. La responsabilità viene data solo a noi. Pensiamo solo alla banalità delle trasferte: per il distanziamento bisogna dividersi in tante macchine, a fronte di nessun introito. Troppe responsabilità».

«La cosa fondamentale - ci dice il presidente della Portuense Etrusca, Paolo De Maria– è seguire i protocolli. Anche se può essere impopolare dirlo, credo che non tutti i seguano correttamente; e questo è un problema. Ovvio che per seguirli bene servono più volontari. Noi abbiamo un a macchina per sanificare le aree, ma è chiaro che se prima a noi servivano sei persone, ora ne servono di più, anche il doppio, specie per le gare. Poi, sia chiaro, non è facile convincere i giocatori a seguire le indicazioni: nei casi di positività se si tratta di far rispettare quarantene e indicazioni... beh sono situazioni difficili. In questo senso è sicuramente più facile avere a che fare con i ragazzini del vivaio».

SETTORI GIOVANILI

Carlo Poli, vicepresidente della Centese, parla in termini pratici: «Se ci sono dei protocolli, si deve fare il possibile per seguirli. E noi abbiamo cercato di farlo. Poi abbiamo una struttura ampia e bene organizzata per la prima squadra. Ma si è cercato prima di tutto di sistemare le cose per quanto riguarda le giovanili. Certo, avere aiuti sarebbe importante; quelli servono sempre».

«Non è semplice - aggiunge Francesco Cavalieri, presidente della Comacchiese 2015 -, perché i costi sono lievitati a fronte di entrate azzerate. Per noi che abbiamo tutte le squadre del vivaio solo la misurazione delle temperature è uno sforzo organizzativo notevole, figuriamoci effettuare i test sierologici, sono circa 6.000 euro alla volta, un bagno di sangue. E nessuno sconto per noi, l’iscrizione è stata dilazionata, non ridotta e nella scorsa stagione nessuno ci ha restituito soldi per le gare non giocate. Non basta la Federazione, serve l’intervento della Regione».

«Sono entrato nel calcio per passione - chiude Samuel Zaccarini, presidente X Martiri -, ma in questo mondo ormai ho solo pensieri. Di fatto anche alle riunioni federali ci è stato detto “sono problemi vostri”. Noi abbiamo le docce separate per prima squadra e Juniores, ma gli altri ragazzini vengono mandati a casa. Ma il problema è che a noi ci viene chiesto distanziamento e rispetto dei protocolli, poi i ragazzi sono sardine sugli autobus o tutti vicini negli aperitivi...». —

Davide Bonesi

Alessandro Bassi

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