Ferrara, più eventi e sponsor per il Teatro Abbado. Ma c’è il rischio tagli

Il presidente Resca: Baricco e la Scala dopo Muti, più qualità. Se la capienza viene ridotta a 200 posti saltano spettacoli

FERRARA. Qualche grande evento extrabudget, come appena successo per Muti e succederà con Baricco e la Scala, ma soprattutto uno sforzo per «alzare la qualità» delle stagioni, anche attraverso le co-produzioni. È questa la strategia con la quale Mario Resca vuole riequilibrare i conti del Teatro Comunale, tenendo conto dell’obiettivo: rendersi meno dipendenti dal Comune, «questa è una Fondazione soggetta alle regole del codice civile, se non ha i conti a posto deve portare i libri in tribunale». Il rischio è però di dover tagliare le stagioni per coronavirus.

IL DOPO MUTI


Resca parla l’indomani del weekend con il maestro Muti, che ha consentito tra l’altro di portare in città sponsor da affiancare alla storica Eni. «La compagnia petrolifera è un partner territoriale ed è comunque uscita dal budget, con Muti - spiega il presidente del Comunale Abbado - c’è stato l’esordio di Bonifiche Ferraresi, una realtà di dimensioni internazionali, e poi Econocom, una società francese quotata a Bruxelles che ha contribuito anche dal punto di vista tecnico. Abbiamo avuto il contributo anche del Banco Bpm». Tutti contatti da tenere buoni anche per i prossimi eventi, «stiamo organizzando una serata con Baricco in occasione del 16 dicembre, data di nascita di Beethoven. E poi Giselle conil balletto del Tetro della Scala».

Ma l’obiettivo del manager che ha diviso la sua vita tra pubblico (ministero dei Beni culturali, tra gli altri) e privato (McDonald’s, Mondadori) è di rendere attrattivo l’Abbado anche nelle stagioni di Prosa, Lirica e Danza e Musica.

STRATEGIE E ORGANIZZAZIONE

L’idea di base resta alzare la qualità e il livello di comunicazione («sul territorio in molti non sanno nemmeno dov’è il Teatro Comunale»), coinvolgendo le attività economiche legate al turismo come Visit Ferrara e le fasce di pubblico in età più verde, con l’idea fissa di aprire il più possibile la struttura. Il presupposto è la riqualificazione anche tecnica della struttura, «l’impianto di condizionamento è inefficiente e noi abbiamo fatto una stagione estiva. Ma andava messo mano anche alla prevenzione incendi».

Per migliorare l’offerta c’è la strada della collaborazione con gli altri teatri, «manca la danza classica e in generale proposte che potremmo definire più “popolari”. Vogliamo attrarre le famiglie, il bello appassiona tutti. Siamo compresi nel novero dei teatri di tradizione, una ventina in tutto, abbiamo bisogno di primeggiare puntando anche sulle co-produzioni che partano da qui, non sono acquistate».

Per fare questo, dice Resca, bisogna partire dai 42 dipendenti della Fondazione, «quando sono arrivato, l’anno scorso, ho trovato un clima di demotivazione, resisteva l’idea di far ancora parte di un ente pubblico. Ho cambiato l’indirizzo mail, non compare più il Comune di Ferrara, è un atto simbolico che mi auguro contribuisca ad apportare una nuova mentalità». La mossa seguente è stata la riorganizzazione interna, «ho creato quattro aree con relativi responsabili: Andrea Carletti è il direttore della “macchina”, Gloria Franzoni sovrintende finanza e controllo di gestione, mentre all’area comunicazione c’è Nicola Minelli: sì, l’ex segretario Pd, è giovane e conosce il marketing. Alla direzione artistica Marino Pedroni, che va in pensione a dicembre, sarà sostituito da Marcello Corvino». Il lavoro sui costi, da quanto riferisce il manager, è a scadenza settimanale.

CORONAVIRUS E TEMPISTICHE

Resca fissa «alla fine dell’anno prossimo» l’asticella della trasformazione del Teatro in una macchina più efficiente, e si capisce che per lui i tempi avrebbero dovuto essere anche più ravvicinati. «La pandemia ci sta creando ostacoli importanti, al momento siamo ancora in budget ma i conti di quest’anno li abbiamo fatti con 370 posti disponibili per gli spettacoli. Dovessero calare a 200, come da ipotesi circolate in questi giorni - aggiunge - saremmo costretti a tagliare date delle stagioni». Intanto viene considerato un buon segnale la quota di abbonati, il 25%, che ha rinunciato al rimborso. A regime l’obiettivo dev’essere il riempimento del teatro all’80-90%, «significa invertire il trend a ribasso degli ultimi anni». —

stefano ciervo

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