Malati psichiatrici. «Per i casi più gravi visite alle famiglie ogni quindici giorni»

Paola Carozza, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale dell'Asl di Ferrara

Paola Carozza (Asl): i giovani sono sempre più vulnerabili. Il servizio potenzia il personale: promuovere la domiciliarità

FERRARA. Schizofrenia, autismo, depressione, dipendenza da sostanze, disturbi del comportamento alimentare. La malattia mentale è una condizione che presenta mille sfaccettature, tutte drammatiche. Nel Ferrarese oltre 12mila persone soffrono di patologie psichiatriche e sono seguite dal Dipartimento di Salute mentale dell’Asl, diretto da Paola Carozza. Sono numeri già di per sè consistenti, ma spesso si dimentica che dietro ognuno di questi casi c’è una coppia di genitori, un figlio, un parente che condivide col paziente il peso di questa condizione.

«Effettivamente - commenta Paola Carozza - in passato si è sottovalutato il carico di disagi e di responsabilità che queste problematiche comportano per chi vive con la persona assistita. E, come ha rilevato una parte della psichiatria, questa situazione ha creato una frattura tra i servizi e le famiglie. Il nostro obiettivo oggi è potenziare il supporto alle persone che vivono quotidianamente con l’ammalato, dare ascolto alle richieste urgenti, garantire la visita ai contesti più problematici una volta ogni 15 giorni, stringere di più i rapporti con le famiglie e con le associazioni di familiari». Rafforzare cioè, in altre parole, la domiciliarità. Le risorse ci sono. «L’Asl ha garantito il turn over e anche l’espletamento dei concorsi - aggiunge il direttore di dipartimento - la Regione ha confermato l’impegno economico e ha assegnato, su 38 milioni di euro riservati al Piano attuativo della Salute mentale e al superamento degli ex ospedali psichiatrici, 4.3 milioni alla nostra provincia».


Più autonomia

La quota predominante di questa somma va a sostenere il “Fondo per l’autonomia possibile”, che prevede sostegni economici per tirocini formativi, sussidi, affiancamento nella gestione della vita quotidiana (ad esempio badanti), contributi per i trasporti. Sarà rafforzato l’organico con 1 o 2 operatori sanitari, inoltre - assicura la dirigente - le assunzioni copriranno buona parte del fabbisogno. Gli interventi includono un’ampia gamma di supporti all’utenza. «Confermo che la fascia degli adolescenti (14-16 anni) oggi appare particolarmente vulnerabile», sottolinea la dirigente. Chi si rivolge al servizio soffre di scompensi che vanno dall’alterazione del ritmo sonno-veglia, all’adozione di comportamenti estremi, all’uso di cocaina, cannabis, alcol e altre sostanze, agli atti di auto-lesionismo, fino alle azioni che possono comportare problemi giudiziari. «In questi casi si punta sull’intervento precoce - prosegue Paola Carozza - perché se il trattamento viene avviato entro due anni dall’esordio dei primi sintomi si può recuperare la capacità di instaurare e mantenere le relazioni sociali». In questo contesto la formazione del personale e l’assiduità con cui la famiglia viene assistita può risultare la carta vincente. «Le principali associazioni della psichiatria si stanno battendo per riconoscere un ruolo di tutto rilievo a chi accoglie il paziente e lo accompagna concretamente in un percorso di cura, in tutti i suoi passaggi», ricorda la psichiatra.

I casi più difficili

I trattamenti sono diversi per adattarsi alle patologie che compongono la variegata casistica della disciplina: dalla farmaco-terapia alla psico-terapia, alla riabilitazione che mira al recupero delle abilità sociali, all’affiancamento da parte di educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica, infermieri appositamente formati per restituire progressivamente autonomia al paziente che ha possibilità di recupero. Per alcuni questo traguardo resta inaccessibile: sono circa 180 in provincia. Per la letteratura l’incidenza si colloca tra il 2 e il 5% della popolazione che soffre di disturbi mentali. In passato sarebbero stati ricoverati, come infermi di mente socialmente pericolosi, negli ospedali psichiatrici. Oggi sono ospitati in strutture residenziali, le Rems, dove possono restare tutta la vita. In regione ce ne sono a Parma e Reggio, alcuni pazienti sono ospitati in ambiti specifici messi a disposizione dal privato sociale. I servizi del dipartimento funzionano dalle 8 alle 20; in alcuni casi, quelli più urgenti, giorno e notte, come il reparto di Diagnosi e Cura del Sant’Anna. «Il servizio prende in carico anche le richieste quotidiane di aiuto che giungono dalle famiglie - conclude Paola Carozza - Il rapporto col contesto in cui è inserito il paziente deve diventare sempre più stretto». —

Gi.Ca.

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