«Pulizie, salario a rischio per cinquemila lavoratori»

Gli addetti del settore attendono ancora il rinnovo del contratto a livello nazionale. Ieri il presidio: «Situazione gravissima, siamo da sette anni senza rinnovo»

FERRARA. Un presidio, ieri mattina, in Piazza del Municipio, a Ferrara, per chiedere con urgenza il rinnovo del contratto nazionale di lavoro che manca ormai da 7 anni. È la richiesta più forte arrivata da Cgil, Cisl e Uil attraverso le rispettive sigle di categoria. Il settore, vitale soprattutto in questo periodo di emergenza coronavirus, è quello delle pulizie/multi-servizi.

I numeri


Solo nel Ferrarese sono oltre 5mila i lavoratori interessati all’agitazione di ieri, una protesta indirizzata in particolare a Legacoop e Confindustria cui aderiscono quasi tutte le aziende datoriali. Ciò che viene contestato dai sindacati è la «scarsa chiarezza nei confronti sin qui avuti, con la chiara intenzione – ha spiegato ieri mattina (giovedì 16 ottobre) Giorgio Lombardi segretario ferrarese della Filcams –Cgil – da parte dei datori di lavoro di mettere mano in maniera peggiorativa al contratto nazionale, ad esempio riducendo il pagamento dei giorni di malattia ai lavoratori. Una situazione gravissima – denuncia ancora Lombardi – che da marzo ha reso le condizioni di lavoro ancora più difficili con il dramma della pandemia che ha trasformato i lavoratori di questo settore in figure indispensabili non solo per le normali pulizie, ma anche e soprattutto per le sanificazioni». La stragrande maggioranza dei lavoratori che protestano operano nell’ambito scolastico e sanitario.

La Filcams

«Purtroppo – ha detto Lombardi – dopo oltre 7 anni le dichiarazioni di disponibilità a concludere il rinnovo del contratto nazionale da parte dei datori di lavoro sono solo parole non seguite da comportamenti coerenti. Con la pandemia – aggiunge il segretario della Filcams di Ferrara – molte imprese hanno aumentato i loro fatturati, ma per riconoscere il giusto rinnovo del contratto continuano a fare richieste che mettono in discussioni diritti acquisiti e anche le retribuzioni di questi lavoratori. E tra i diritti messi in discussione c’è anche, ad esempio, la riduzione delle ore di malattia e la loro retribuzione. Non si può più perdere tempo – ha ammonito Lombardi sempre ieri mattina in Piazza del Municipio attorniato dai lavoratori in presidio – questi lavoratori, definiti tante volte “eroi” non hanno bisogno di titoli, ma del giusto riconoscimento del loro lavoro. E questo avviene attraverso un rinnovo del contratto che – ha concluso Lombardi – non può più attendere».

La testimonianza

Una voce e una testimonianza sono venute poi da Michela Menegatti una lavoratrice componente della Rsa all’ospedale del Delta di Lagosanto più volte a contatto con il dramma della pandemia da Covid: «Ci troviamo a operare – ha detto la lavoratrice – in condizioni difficili e preoccupanti, e proprio adesso che sarebbe giusto e necessario, i datori di lavoro ci negano il rinnovo del contratto nazionale. Per questo siamo qui a protestare». —