Ferrara, rubati anche “libretti”: si allarga l’indagine sulla banda dei cantieri

Nelle ultime ore nuove perquisizioni nelle case degli arrestati. Al setaccio dei militari le amicizie dei romeni finiti in carcere

FERRARA. Nelle ultimissime ore sono emersi nuovi particolari molto interessanti sulla operazione dei carabinieri di Ferrara che ha sgominato il vertice di una banda di romeni dedita ai furti. Oltre, infatti, a trattori, ruspe, escavatori e altri macchinari, durante la perquisizione dell’abitazione di uno degli arrestati i militari hanno rinvenuto anche numerosi bidoni di grasso industriale per ingranaggi. Una scoperta che aggrava ulteriormente la posizione dei tre personaggi e che fa capire a che punto di organizzazione erano arrivati pur di condurre a termine i loro traffici.

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Il colonnello dei carabinieri Mauro Maronese, nell’illustrare l’operazione sabato, non aveva escluso rapidi e ulteriori sviluppi. Puntualmente arrivati. Oltre ai bidoni di grasso per oliare le macchine rubate, i carabinieri sempre nelle ultime ore hanno trovato anche libretti di circolazione e uso rubati dai malviventi e destinati a essere falsificati o manomessi. Intanto sono finiti in carcere i tre principali responsabili di 25 furti compiuti tra il 2018 e il 2019: si tratta di Nicolae Moraru, 39 anni, domiciliato a Ferrara, operaio con numerosi precedenti; Gheorghe Preda, 30 anni, residente a Ferrara, bracciante; e di Costica Cercel, 53 anni, residente a Ferrara, anch’egli bracciante.

IN QUESTE ORE

In queste ore, molto importanti per lo sviluppo delle indagini, i carabinieri stanno anche mettendo al setaccio i contatti, le amicizie e le frequentazioni dei tre arrestati, convinti che ulteriori novità possano emergere. È molto probabile infatti che, soprattutto dal punto di vista logistico e del “ricovero” dei mezzi rubati, la banda abbia goduto di “teste di ponte”, complici ferraresi capaci di assicurare al clan luoghi “sicuri”. Così come rischia di allargarsi l’inventario di quanto portato via dai tre durante le loro scorribande. Per ora si stima una refurtiva che passa abbondantemente i 200mila euro di valore. L’indagine è stata coordinata prima dalla Procura di Ferrara, mentre ora se ne occupa la Procura di Ravenna. –

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