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Nel Bondenese affiora la storia: trovate strutture di età romana

Con i saggi di scavo le scoperte dei resti di una villa patrizia e di una fornace. L’impegno del Gruppo archeologico. Il Comune: le ricerche continueranno 

BONDENO. L’entusiasmo per le recenti scoperte archeologiche del territorio pare in grado di poter superare anche il Covid-19. Difatti, nonostante non sia stato possibile completare il previsto programma di tre saggi di scavo su siti romani presenti sul territorio matildeo, le operazioni finora svolte nelle due campagne di Burana e Gavello hanno convinto sulla necessità di proseguire nella scoperta delle radici del territorio. Il quale si articolerà prossimamente sempre nella zona già indagata, stante il rinvenimento di una importante realtà produttiva di fabbricazione laterizia di epoca romana.

LE SCOPERTE

«I risultati degli scavi compiuti a Burana e Gavello, in due diversi siti, sono stati incoraggianti, riportando alla luce i resti di una villa patrizia, varie monete di età imperiale e un peso da telaio (nel primo caso), ed addirittura i resti di una fornace nel secondo», dice il sindaco Simone Saletti.

«Sicuramente – continua – si tratta di scoperte che consentono a studiosi ed archeologi di aprire nuovi filoni di indagine sul nostro territorio, che potrebbe diventare meta di ricercatori e scolaresche». A questo, naturalmente, si aggiungono i risultati pubblicati su di una rivista scientifica internazionale del saggio scritto da Alessandra Pecci e altri ricercatori, sull’origine di quello che sembra a tutti gli effetti il “primo vino italiano”, le cui tracce sono emerse negli scavi della Terramara a Pilastri.

«Avevamo previsto tre saggi di scavo in questi due anni – dice l’assessore Francesca Aria Poltronieri – ma la pandemia ha purtroppo rallentato l’attività dell’Associazione Bondeno Cultura e del Gruppo archeologico, che erano impegnati in tale attività, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e della dottoressa Chiara Guarnieri».

ALTRE RICERCHE

È intenzione del Comune «continuare a esplorare il sottosuolo, per riportarne alla luce i resti, la storia, ed aiutarci a capire meglio l’evoluzione del nostro territorio attraverso i secoli». Dunque, la fornace potrebbe essere il prossimo obiettivo da approfondire, viste le analisi archeologiche attuate tramite i saggi svolti tra Burana e Gavello e che hanno interessato alcuni siti di epoca romana sul corso dell’antico fiume Gabellus, sul fondo Prospera. Fornace che lascia presagire la presenza in passato di una sorta di “quartiere artigiano”.

Nel programma approvato a suo tempo dall’ex sindaco Fabio Bergamini vi era l’estensione della cosiddetta “Archeologia partecipata”, dalla Terramara ai siti romani, arrivando alla pubblicazione di volumi contenenti le scoperte effettuate nel corso di questi anni. Il Comune finanziò circa 27. 500 euro da destinare a saggi di scavo, eventi culturali a tema e pubblicazioni scientifiche. Questo per rendere il territorio meta di turismo legato all’archeologia. —

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