Omicidio Fusi, ergastolo per l’assassino I genitori: «Adesso giustizia è stata fatta»

Sì anche al risarcimento delle parti civili. La difesa: «Ci sono troppe lacune, faremo ricorso in Appello» 

copparo

Saverio Cervellati, 55 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Cinzia Fusi, 34 anni, massacrata a colpi di mattarello la mattina del 24 agosto 2019.


Cervellati era il suo compagno e datore di lavoro e ieri mattina la Corte d’Assise presieduta dal giudice Piera Tassoni ha emesso sentenza dopo tre udienze accogliendo la richiesta del pubblico ministero Fabrizio Valloni e condannando anche al risarcimento delle parti civili: i genitori della donna, ma anche una zia, una cugina e i Comuni di Riva del Po e Copparo.

la sentenza

Alla pena dell’ergastolo si è arrivati grazie alla norma che impedisce per questi tipi di reato di chiedere l’abbreviato e al riconoscimento dell’aggravante di un fatto commesso contro una persona alla quale si è legati da una relazione affettiva.

Dopo l’aggressione, al culmine di una lite per motivi di gelosia nel garage del negozio dove entrambi lavoravano, era stato lo stesso Cervellati a chiamare le forze dell’ordine e i carabinieri si sono trovati davanti ad una scena agghiacciante, con la donna agonizzante che è poi morta dopo poche ore in ospedale.

le reazioni

«Nessuno potrà mai ridarcela indietro, ma almeno giustizia è fatta», hanno detto la mamma e il papà di Cinzia all’avvocato Denis Lovison, che uscito dal tribunale è andato subito a casa a dar loro la notizia. Le motivazioni arriveranno tra qualche tempo ma intanto «non poteva esserci altra pronuncia che questa – ha commentato Lovison –. Cervellati non solo ha ucciso Cinzia Fusi nella maniera più barbara, ma si è comportato prima e dopo con estrema lucidità, calcolando ogni singola mossa e cercando di non lasciare nulla al caso. Ha perseguitato quella donna per mesi, l’ha allontanata da tutto e da tutti arrivando anche minacciare chi provava a starle vicino. E dopo averla colpita fracassandole il cranio, si è lavato e cambiato lasciandola per terra agonizzante».

Una sentenza arrivata sì velocemente ma «con un’analisi estremamente precisa di ogni traccia, ogni indizio, ogni piccolo particolare e quello che è emerso è una quadro agghiacciante. È stata applicata la pena adeguata al crimine commesso. I parenti di Cinzia volevano l’ergastolo anche perché questo possa essere di monito ad altre persone».

Lovison rappresenta, come parte civile, anche i Comuni di Copparo (dove avvenne l’omicidio) e di Riva del Po dove viveva la 34enne. Ai genitori è stata riconosciuta una provvisionale di 150mila euro ciascuno. Per le altre parti civili (cugina, zia ed enti territoriali) «è stato riconosciuto il danno ma la quantificazione è stata demandata ad un separato giudizio in sede civile», ha detto l’avvocato.

la difesa

«Aspetto d leggere le motivazioni, magari riusciranno a convincermi del fatto che fino ad oggi mi sono sbagliata. Per il momento e per come stanno le cose certamente andremo in Appello perché l’aggravante contestata, il fatto che ci fosse tra i due un vincolo affettivo, può essere contestata: è una sentenza che non riconosce l’equivalenza tra aggravanti e attenuanti», la reazione dell’avvocato di Cervellati Elisa Cavedagna. «Si è andati veloce, troppo veloce – va avanti il legale. Capisco che l’emergenza covid sia come una spada di damocle ma questo è un caso estremamente complesso, che esige un’analisi accurata delle diverse personalità perché potrebbe anche trattarsi di omicidio e non femminicidio. Insomma, ci sono dei vuoti che non sono stati colmati». —

annarita bova

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