Ferrara, sotto torchio per cinque ore: tutte le verità del funzionario

Cesare Franchi collabora con gli inquirenti, sarà trasferito dal carcere a casa sua. Ieri primo interrogatorio di una lunga serie per spiegare quattro anni di tangenti  

FERRARA. Il primo, nella giornata di ieri, ad uscire dagli arresti domiciliari in cui si trovava da una settimana, è Alberto Costa, imprenditore settore trasporti accusato di corruzione e falsi assieme agli altri funzionari e imprenditori coinvolti nell’inchiesta sulle Mazzette alla Motorizzazione: per Costa il giudice ha deciso di annullare gli arresti domiciliari e ordinato il divieto di venire nel Ferrarese.

E andata ancora meglio a Cesare Franchi, il principale accusato dell’inchiesta, ingegnere della Motorizzazione con 106 capi d’accusa contestati. Il giudice dopo l’interrogatorio di giovedì scorso in cui ha ammesso e confessato anche più di ciò che doveva confessare («intascavo mazzette da 4 anni, prima e dopo le indagini» aveva detto), ha deciso per lui gli arresti domiciliari e verrà trasferito dal carcere di Ferrara a casa sua a Molinella.


CONFESSA E VA OLTRE

Ma Franchi ha fatto di più dopo aver confessato: proprio ieri mattina ha iniziato la sua collaborazione con gli inquirenti, come aveva anticipato il suo legale Albero Bova, interpellato dalla Nuova Ferrara dopo l’interrogatorio di garanzia: «Il mio assistito ha chiarito la sua posizione e dato piena disponibilità ad offrire la sua collaborazione per far luce sui capi d’accusa che gli vengono contestati». Detto, fatto.

Ieri mattina il primo interrogatorio di una lunga serie per spiegare nei dettagli le Mazzette alla Motorizzazione è durato cinque ore, dalla mattina fino al primo pomeriggio. Ne seguiranno altri, tanti altri e dunque l’indagine è destinata davvero ad allargarsi a dismisura visto che, come ricordiamo, le contestazioni mosse da procura, finanza e Polizia stradale si riferiscono solo a sei mesi di indagini: tra ottobre 2018 e maggio 2019.

ACCUSE DA MOLTIPLICARE

Mentre, come ha più volte ribadito Franchi agli inquirenti, le mazzette giravano nelle sue tasche già da due anni prima, dunque dal 2016 e fino a poco tempo fa, prima del blitz: pertanto, stando alle carte d’accusa, se in sei mesi di indagini sono stati scoperti 266 capi di imputazione, nei restanti 3 anni e mezzo il conto deve preoccupare. Per quanto riguarda gli altri arrestati, Edoardo Caselli, altro funzionario della Motorizzazione che affiancava Franchi per le Mazzette per le revisioni, emerge dagli ultimi atti che la sua posizione era diversa da quella di Franchi: ognuno “lavorava” e intascava mazzette in autonomia. Per lui il giudice deve valutare la richiesta di trasferimento dal carcere ai domiciliari, come per Alessandro Barca, imprenditore con ruolo centrale nell’inchiesta, collettore delle mazzette che agenzie e camionisti pagavano per le revisioni: i rispettivi legali interpellati, ieri pomeriggio non avevano ancora ricevuto comunicazioni dal tribunale sulle richieste di scarcerazione. –

Daniele Predieri

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