Case di riposo, stop ai visitatori. Si torna a chat e videochiamate

Gli effetti della chiusura nel Ferrarese: qualche problema con i parenti. I responsabili: presto i tamponi rapidi? Per farli serve più personale

FERRARA. È a discrezione della direzione sanitaria delle case di riposo, secondo l’ultimo Dpcm, stabilire i limiti dell’accesso di parenti e visitatori; ma di fatto, con l’andamento in salita dei contagi e le disposizioni dell’Asl (visite vietate nelle Cra dove il virus è già entrato e caldamente sconsigliate nelle strutture con zero positivi), un po’ in tutta la provincia le porte delle case di riposo hanno chiuso i battenti, già da una settimana. E così rimarranno almeno finché non arriveranno i test rapidi annunciati dalla Regione, dicono i gestori delle strutture, alcuni già scettici sull’efficacia reale del provvedimento «se non sarà previsto personale in più».

Di nuovo tablet

Si è quindi tornati a tablet e videochiamate che, nonostante non fossero mai state abbandonate del tutto, «perché c’è sempre – raccontano dalle strutture – qualche caso particolare che le richiede», sono tornate da qualche giorno tornate la norma, e il passo indietro non è sempre accettato da tutti. Alla casa di riposo Betlem di Ferrara le visite dei parenti non sono più consentite da sabato 17 ottobre: «Il momento è duro – dice il coordinatore, Ibaldo Merighi – soprattutto per gli ospiti, molti non capiscono la situazione, pensano di essere in guerra. E anche i parenti non hanno torto, dicono “se non posso vedere mio padre è come se fosse morto’’ oppure “mio padre è in galera ma non ha commesso alcun reato”. Naturalmente abbiamo riattivato le telefonate e le videochiamate, ma per tanti non è un vero contatto, alcuni poi sono sordi…».

Del resto la preoccupazione c’è, «non abbiamo certo la garanzia che qui il virus non entri – continua il coordinatore – tutti abbiamo parenti, bambini che vanno a scuola e limitare al massimo possibili contagi è l’obiettivo che ci siamo prefissati. Tamponi rapidi? Ben vengano, ma poi ci spiegheranno chi li farà. Perché anche se li daranno gratis, gli appuntamenti sono dalla mattina alla sera quindi mi servirà una persona al mattino e una al pomeriggio per fare i tamponi, e chi lo paga il personale? E poi penso servirà un periodo di formazione».

Anche la residenza Sant’Antonio, di Ferrara, ha «preferito chiudere al pubblico attivando le videochiamate». Lo stesso per il residence Service, di via dei Tigli, e la residenza Paradiso, di via Saraceno, che ha chiuso lunedì: « Abbiamo interrotto le visite ai parenti, che capiscono la situazione, qualcuno l’aveva anche suggerito – racconta la coordinatrice, Gloria Benetti – Eccezioni? In caso di pazienti terminali, ma con la vestizione completa del parente».

Il rischio influenza

Lo stesso avviene nella casa di riposo di via Boschetto, gestita, come la Cra Manica, di Argenta, da Coop Serena: «Facciamo entrare i familiari solo in casi di estrema gravità come il fine vita». E chiusa alle visite già dal 30 settembre è la casa di riposo Don Minzoni, di Argenta: «Abbiamo visto che i casi stavano aumentando – raccontano gli operatori – e abbiamo chiuso. Tamponi rapidi? Serve personale in più perché già così siamo tirati all’osso». Chiamate tutti i giorni e due videochiamate alla settimana sono la prassi, da sabato, per la casa di riposo Colombani, di Portomaggiore: «Gli ospiti potrebbero raffreddarsi, prendere l’influenza – dicono i coordinatori – preferiamo stare più tranquilli e i famigliari ci supportano, abbiamo attivato chat e sono sempre informati su tutto». Visite sospese anche alla casa di riposo Rivamare, di Porto Garibaldi. –

Giovanna Corrieri

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