Bondeno. Sparò e uccise il cane: patteggia la pena a 6 mesi e 10 giorni

Il giudice accoglie la richiesta del dipendente della Bonifica. Legambiente è critica. Stralciata la posizione del collega

BONDENO. È stata accolta dal giudice Rita Baldelli la richiesta di patteggiamento alla pena di 6 mesi e 10 giorni ai danni di Daniele Grossi, il dipendente del Consorzio Bonifica di Burana che il 2 gennaio 2017 prese a fucilate e uccise il proprio cane, di nome Diana. Il fatto avvenne proprio nel cortile dell’impianto idrovoro del Consorzio. Il motivo di quel gesto sconsiderato e crudele? Anche se gli atti non lo indicano con precisione, l’animale avrebbe abbaiato con troppa insistenza, dando quindi fastidio.

Ieri (vnerdì 23 ottobre)  in tribunale a Ferrara c’è stato un primo epilogo della vicenda, nell’udienza in cui è arrivato il placet alla sanzione penale concordata tra il pubblico ministero Sheila Davi e l’avvocato di Grossi, il quale è stato inoltre condannato alla liquidazione delle spese processuali alle parti civili.


La mobilitazione degli animalisti

Va ricordato che per la vicenda centinaia di animalisti e ambientalisti arrivarono a Bondeno per protestare contro il Consorzio Bonifica Burana, chiedendo il licenziamento di due dipendenti, Daniele Grossi e Paolo Fabbri.

Qualche settimana dopo l’uccisione di Diana ci fu un affollato sit in di fronte alla sede del Burana che vide in prima fila gli esponenti delle associazioni animaliste, che parlavano di “animalicidio”. D’altronde c’era proprio il capo d’accusa che fa riferimento all’uccisione di animali al centro del processo. E non a caso a costituirsi parte civile nel procedimento sono state sigle come Legambiente nazionale, Leal, Lega Antivivisezione, Animaliamo, Enpa, Lega del Cane, Animal Liberation e Iene Vegane.

«Pena troppo lieve»

Nella sostanza insoddisfatto, appena terminata l’udienza di ieri mattina, l’avvocato che rappresentava Legambiente, David Zanforlini: «La pena di 6 mesi e 10 giorni mi sembra troppo lieve – ha detto il legale –. Poco se si pensa ad una persona che ha sparato in un luogo pubblico. Ma è la legge che ha delle pecche, non prevedendo sanzioni accessorie come il sequestro delle armi a un individuo che si è dimostrato pericoloso».

Il collega stralciato

Nel processo era imputato anche Paolo Fabbri, il collega di Grossi. Attraverso il suo avvocatoEugenio Gallerani, si è sempre detto estraneo alla vicenda essendo arrivato sul posto dopo gli spari. Il giudice Brunelli ha stralciato la sua posizione e non avendo richiesto l’abbreviato sarà giudicato in un dibattimento successivo. —

Fabio Terminali

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