Ferrara, l’Asl: «Decessi nelle Cra ferraresi? Va bloccato il calo dell’attenzione»

Parla il direttore generale, Monica Calamai: stretta sulle visite, verifica e controlli nelle strutture  

FERRARA. Sette decessi in meno di una settimana. Tutti anziani tra gli 86 e i 101 anni, cinque dei quali provenienti da case di riposo. Vero e proprio terreno di caccia per il virus nella prima fase della pandemia. Emergenza che per alcuni mesi, quelli estivi, sembrava in parte sopita ma che si sta drammaticamente riproponendo nelle prime settimane di autunno, proprio quando l’attenzione sugli sviluppi della pandemia si era spostata sull’apertura delle scuole. Tra i ragazzini qualche contagio e sporadici ricoveri, tra i nonni ospedalizzazione in aumento e l’impennata dei decessi, dopo l’accensione di focolai sparsi in diverse strutture del Ferrarese. «Ci troviamo alle prese con un fenomeno che non riguarda solo la nostra provincia ma è di carattere generale. I ricoveri e i decessi di pazienti anziani stanno crescendo dappertutto e richiedono interventi che abbiamo già messo in campo», commenta il direttore generale dell’Asl, Monica Calamai.

Il virus sembrava uscito dalle Cra, vero e proprio tallone d’achille del sistema sanitario. Come ha fatto a rientrare?


«Fra quello che è successo a marzo e aprile e l’andamento assunto dalla pandemia in queste settimane c’è una differenza. Nella prima fase il sistema sanitario non era riuscito ad intercettare per tempo l’infezione negli ospiti delle case di riposo e nelle persone anziane, oggi sappiamo che il virus è tornato usando come vettori i visitatori e gli operatori sanitari. Probabilmente c’è stato un calo dell’attenzione, dopo i lunghi mesi di lockdown. Un atteggiamento che è stato sotto gli occhi di tutti: abbiamo vissuto mesi durissimi e quando le maglie si sono allargate è arrivato il rilassamento, umanamente comprensibile ma che non è assolutamente conciliabile con la situazione attuale».

Quali interventi avete attuato e programmato per evitare che ricoveri e decessi continuino a colpire la parte più fragile della popolazione?

«Abbiamo consigliato alle direzioni delle Cra una stretta sulle visite alle strutture, che sono vietate dove si sono registrati dei contagi. Abbiamo condotto, già in estate, verifiche sui requisiti e sulle procedure nelle residenze per anziani attraverso il Dipartimento di Sanità pubblica e abbiamo ripreso a formare il personale con attività di re-training, rinfrescando le regole e le condotte da mantenere per innalzare al massimo il livello di sicurezza. Stiamo eseguendo tamponi periodici nelle Cra e nei centri disabili e stiamo monitorando i focolai individuati nelle ultime settimane. La settimana scorsa sono stati eseguiti 700 test con tampone, negli ultimi giorni ne sono stati fatti altri 800. Quello che abbiamo notato è che su oltre cento casi positivi i sintomatici sono solo una quota limitata rispetto al totale. Quanto sta avvenendo, però, ci ha indotto a rinforzare immediatamente la rete Covid ospedaliera con un aumento dei posti letto, anche intensivi. Non possiamo più permetterci cali di tensione». —

Gi.Ca.

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