Coronavirus, un argine alla seconda ondata

Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara

FERRARA. I numeri del contagio crescono violentemente, nel campo dell’esponenziale che ci provoca vertigini. Sono esplosi, travolgendo lo scetticismo di chi minimizzava gli incrementi di fine agosto legandoli solo all’aumento dei tamponi eseguiti: oggi la percentuale dei referti positivi è dieci volte quella di due o tre mesi fa, in linea con la prima, tremenda, decade di aprile. Sale la carica virale e con essa la contagiosità, altro che virus depotenziato o clinicamente finito.

Aumentano i ricoveri, aumentano i decessi. I lutti tornano a segnare le case di riposo che nessun nuovo protocollo riesce a mantenere impermeabili al virus, anche qui – e sono i focolai più inquietanti e pericolosi. Torna l’allarme per la tenuta del sistema sanitario nazionale che avrebbe dovuto essere rinforzato e invece sconta tempo e occasioni sprecati. Colpevolmente sprecati.


La tregua estiva andava sfruttata. Doveva essere il momento di rinnovare gli ospedali e attrezzare nuovi reparti. I fondi, una volta tanto, non mancavano. Per le terapie intensive, in particolare, c’era uno stanziamento da 1,1 miliardi varato in maggio con l’obiettivo di raddoppiare i posti della rete nazionale, fino a quattordici letti ogni centomila abitanti. I piani sono stati predisposti dalle Regioni in poche settimane e a metà luglio anche l’ultimo progetto aveva ricevuto il via libera ministeriale, ma il commissario all’emergenza Domenico Arcuri s’è preso tre mesi per firmare le deleghe ai governatori che hanno scelto di gestire in proprio l’adeguamento delle strutture. Chi ha potuto ha percorso altre strade, come l’Emilia che ha realizzato celermente un hub con 146 nuovi posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, investendo risorse proprie, donazioni e fondi ministeriali.

Ma mezza Italia non è pronta a fronteggiare la seconda ondata dell’emergenza sanitaria. Non con questa progressione. Il contagio va fermato, è un impegno capitale. Dobbiamo. E abbiamo tutti lo strumento per farlo: lo strumento siamo noi, con le nostre condotte personali e collettive, nella stessa misura in cui, per converso, possiamo essere strumento e veicolo del virus. Dobbiamo limitare all’essenziale i contatti fisici, aumentare le distanze interpersonali per proteggerci a vicenda. A prescindere dalle regole e dalle ulteriori limitazioni annunciate, dure e sfibranti, lo facciamo per noi, per la salute nostra e dei nostri cari. Per evitare che il sistema sanitario imploda e perché asili e scuole possano restare aperti. Lo facciamo per garantire quanti più spazi agibili all’economia, per la nostra comunità.

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