Ferrara, in piazza la rabbia anti-decreto: «Siamo lavoratori, non siamo untori»

Ristoratori, studenti, operatori dello sport e dello spettacolo, insegnanti: un migliaio per chiedere la marcia indietro al governo

Ferrara, in mille in piazza contro le chiusure

FERRARA. Urlano e sollevano i cartelli contro il «quasi-lockdown», dicono che li costringerà a chiudere i battenti, a lasciare a casa i dipendenti, a cambiare lavoro, «che non si trova». In un’ora, nel pieno centro di Ferrara, dove si incrociano piazza Trento Trieste e piazza Cattedrale, si fermano e scorrono un migliaio di persone. Tra qualche “vaffa” e il coro di “capra, capra” - quest’ultimo quando si palesa Vittorio Sgarbi - entrambi indirizzati al premier, si alza la protesta di chi ha accolto l’ultimo Dpcm di Conte come una frustata che rischia di mandare a gambe all’aria un pezzo di Paese. La maggior parte indossa la mascherina e invita gli altri a farlo, ma resse e assembramenti si formano e si sciolgono in continuazione.

I dati che arrivano dall’ultimo bollettino nazionale registrano un calo dei contagi e un aumento dei decessi rispetto a domenica, ma nessuno dei convenuti - alle 18 di ieri - si è ritrovato in piazza per commentare dei numeri. Il coro, ripetuto, lo scandisce: «Siamo lavoratori, non untori».

Sotto quell’ombrello sociale si ritrovano in tanti: studenti, ristoratori, baristi, operatori dello spettacolo, insegnanti, gestori di impianti sportivi. Anche i giostrai, come Gianni Da Ronche, pensionato, ma per decenni al comando delle sedute girevoli che hanno incantato intere generazioni di bimbi. «Mio nonno, Giovanni, è stato il primo esercente che ha portato le giostre qui - racconta - ora rischiano di sparire per sempre. Ci lavorano i miei figli, i miei nipoti. Il Paese si sta fermando, e anche noi».

Ferrara, cittadini in piazza contro il Governo: "Siamo lavoratori, non untori"

IL CONTRATTO SCADUTO

Chi quella prospettiva la teme come se fosse dietro l’angolo sta in piedi lì accanto e si occupa, soprattutto, di altro. A Giuseppe Improta ed Eleonora Manfredini, preoccupati per la loro agenzia di comunicazione, di Ferrara, la sferzata è arrivata di rimbalzo: «Vendiamo pubblicità, anche ai cinema, e siamo coinvolti nell’organizzazione di eventi. È una reazione a catena».

Su un lato della piazza, intanto, alzano i loro cartelli Marina Montini, della Scuola di ballo “Los Rumberos” e Cinzia Cuoghi, della palestra “Millennium”, attività conviventi. «Ci siamo adeguati a tutti i protocolli - ripetono - ad ogni ordinanza e Dpcm. Non siamo noi i responsabili dei contagi ma con questo nuovo blocco il lavoro torna in bilico per oltre 30 persone tra danza e fitness». Luigi Nobili ha chiuso il Bar Cairoli, a 200 metri di distanza: «Senza studenti, turisti, persone che oggi lavorano in smart working anche i bar sono condannati», commenta desolato. Giorgia Ravani, ex dipendente della Torrefazione “La Brasiliana”, ha perso il posto alla scadenza del contratto, a marzo. «Sono ancora disoccupata - dice - ho una famiglia, vivo nell’insicurezza». Tra i manifestanti c’è anche un gruppo del Centro Nuoto Copparo. Parla per tutti Mery Caselli: «Siamo cittadini di serie B. Decine di persone che oggi prestano i loro servizi tra la sala pesi e le piscine non avranno reddito, dobbiamo aspettare le provvidenze del governo e chissà se arriveranno».

IL CINESE IN STREAMING

C’è anche un’insegnante di scuola superiore a rinforzare la protesta: «Questa situazione sta rovinando una intera generazione di studenti», scandisce mentre una donna, accanto, contesta i dati della pandemia. Patrizia, del Bar Chicco d’oro, a Ferrara, e Alex, ristoratore di Ruina, condividono lo stesso problema: «La chiusura alle 18 non è la soluzione, manda in rovina una categoria. E noi abbiamo anche rispettato le regole». Tra gli scontenti c’è anche una studentessa universitaria: «Studio il cinese - sbotta - come faccio a seguire il labiale in streaming? C’è chi ha speso soldi per l’abbonamento del treno e chi per l’affitto, soldi che non rivedrà più».

Nel pubblico ci sono anche una parrucchiera e un’operatrice turistica. «Questo decreto - ribadiscono - colpisce tutti». Chiara Serati e Lorenza Barutti, sono musiciste. «Facciamo fatica a credere - scuotono la testa - che abbiano chiuso i teatri. Ci stanno cancellando dalla società». —

Gi.Ca.

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