Apollo e Cinepark fermi. Trenta in cassa integrazione

Gli effetti dell’ultimo decreto sulle multisale di Ferrara, Cento e Comacchio.  La titolare Salustro: «I cinema solo luoghi sicuri, un disastro perdere il Natale»

FERRARA. Un autunno senza cinema è ancora più malinconico. E se lo stop di un mese priva gli spettatori della magia dei film su grande schermo, per i circa trenta dipendenti della multisala Apollo di Ferrara e dei Cinepark di Cento e Comacchio si apre un altro periodo di cassa integrazione.

Filiera in affanno


«Speriamo che questo sia il settimo e ultimo mese di chiusura», sintetizza la titolare Simona Salustro, presidente provinciale dei Giovani Imprenditori Ascom. Sì, perché gli effetti della pandemia sul settore cinematografico si sono spalmati dalla primavera a oggi, e ora l’ulteriore stretta arriva «proprio mentre ci stavamo faticosamente riprendendo e cominciavamo a intravvedere un po’ di luce. C’erano buone prospettive in vista del Natale, il momento clou per il cinema che speriamo possa essere preservato. Ma i danni non hanno risparmiato l’estate, che con l’uscita dei kolossal americani da tempo non è più considerata bassa stagione». Le chiusure, allora come oggi, sono destinate a ripercuotersi su tutta la complessa filiera del settore cinematografico che non si esaurisce con lo spettatore, ma comprende produzione, distribuzione, maestranze, proprietari di sale, dipendenti, baristi.

L’amarezza è doppia se si pensa che, come dicono i dati Agis, dal 15 giugno al 10 ottobre, su 2.782 spettacoli e 347.262 spettatori, c’è stato un solo caso di positività. «Noi siamo per le regole, e non abbiamo trascurato nulla per adeguarci alle disposizioni di sicurezza, dimezzando il numero degli spettatori per garantire il distanziamento, sanificando gli ambienti, rifornendoci di gel igienizzanti, e raccomandando la prenotazione online dei biglietti per scongiurare file e assembramenti alle casse». Consiglio, quest’ultimo, del resto ben recepito dagli spettatori: «Basti un esempio: al cinepark di Cento abbiamo tre casse al piano terra e una al piano superiore, ed è stato necessario mantenere aperta solo quest’ultima».

Sale sicure

Il cinema, ribadisce Salustro, «è un luogo sicuro. E il pubblico lo sa. In una realtà come quella ferrarese, dove tra gestori e spettatori si instaura quasi un rapporto di familiarità, più volte abbiamo raccolto il rammarico di coloro che si sono sentiti privati di un’occasione di svago, più che mai necessaria in un momento difficile come questo. Augurandoci che la lunga lontananza non finisca per disabituare il pubblico al grande schermo».

Anche per questo motivo, aggiunge, «dispiace il clima di paura che si respira, e che non trova riscontro nelle sale cinematografiche che, ribadisco, sono sicure».

Lo sguardo adesso è rivolto al Natale: «La speranza è che i sacrifici che stiamo affrontando oggi possano servire a salvare almeno l’ultimo mese dell’anno, per il quale c’erano belle prospettive, con grandi produzioni che erano destinate a rendere questa stagione vantaggiosa come era stata quella dell’anno scorso. E a ridare respiro al cinema, e alla sua filiera, che hanno pagato e stanno pagando un tributo molto pesante». —

Alessandra Mura

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