Coronavirus. I circoli Arci ferraresi costretti a chiudere. Ma spuntano già i baristi ribelli

Fermati perché sedi culturali. Ma c'è chi si oppone: «So che rischio una multa ma non mi importa, devo pagare l’affitto»

Chiusure: la ribellione dei baristi dei circoli Arci

GAMBULAGA. «Con il primo lockdown ho accumulato 5.000 euro di affitto da pagare, con questa nuova chiusura rischio di veder sfumare i 5.000 euro investiti per prendere in gestione un altro circolo. E intanto i bar sono aperti, seppure fino alle 18». Quello di Maicol, gestore dei circoli Arci di Copparo e Guarda (da poche settimane quest’ultimo) è il grido d’allarme di una categoria che si ritiene barista e dunque ritiene di poter lavorare, ma invece non può aprire le porte del bar perché gli Arci (così come gli Acli, Endas e altri) sono ritenuti circoli culturali, nei quali il bar è annesso e riservato ai soci, motivo per il quale devono chiudere.

Un danno che diventa beffa, «perché neppure abbiamo dirotto al ristoro previsto dal Governo, sempre in considerazione del fatto che parliamo di circoli privati».

Eppure, per molti paesi della nostra provincia il circolo, in particolare l’Arci, è l’unico bar. Sono almeno una quindicina le piccole realtà ferraresi in cui accade questo e dire che nel giro di poche settimane ben tre hanno chiuso, come quelli di Libolla e SabbioncelloSan Vittore in sofferenza da tempo, mentre per quello di Ospital Monacale quest’ultima chiusura ha significato il colpo di grazia.

La ribelle

Ma la questione è complessa, nel senso che l’ultimo Dpcm non è così chiaro tanto che, per fare un esempio, Arci Toscana ha dato indicazione ai propri associati di aprire come solo bar, dunque niente biliardo, bocce o giochi a carte. Ma anche nella nostra provincia ci sono dei ribelli, come Monica che gestisce l’Arci di Gambulaga e che ieri (mercoledì 28 ottobre) ha riaperto il bar, fino alle 18... «Mi è arrivata una mail domenica sera dall’Arci con cui si diceva che avremmo dovuto chiudere l’attività fino al 24 novembre, perché lo dice Conte... Ho chiuso lunedì e martedì, ma poi sono andata alla Polizia locale e ho spiegato la mia posizione: non ritenevo giusto chiudere pur nel rispetto delle regole di distanziamento e orario. E così ho aperto, con il rischio di prendere una multa, ma gli affitti vanno pagati. E continuo a tenere aperto, anche perché i soci mi chiedono questo».

La posizione

Oltre alla poca chiarezza del Dpcm, proprio in relazione al punto “somministrazione di alimenti e bevande” per questo tipo di attività, resta da capire quali sanzioni si rischiano. Di certo non il penale, al massimo una sanzione. Quello di Gambulaga non è l’unico circolo Arci aperto in provincia, ma finora i controlli hanno portato solo ad ammonimenti, proprio per l’assenza di chiarezza. «Devo vivere, a questo punto aprirò anche io e non sono l’unico gestore di circoli che intende aprire, perché in fondo siamo dei baristi. A Guarda, ad esempio, ho nulla del circolo, faccio solo servizio bar», continua Maicol.

«Martedì sera - precisano da Arci Ferrara - è arrivata tramite l’Arci nazionale una circolare del Ministero degli Interni, nella quale si specificava che la chiusura vale anche per l’attività di somministrazione. Ci dispiace per i nostri associati, ma fino al 24 novembre devono stare chiusi. Purtroppo nei circoli l’attività di somministrazione è secondaria, ma se il lockdown era arrivato in un momento diciamo tranquillo, questa chiusura crea problemi economici e differenze con i bar, che già durante il lockdown avevano chiuso dopo e riaperto prima rispetto ai circoli». Del problema è stato interessato il presidente regionale Bonaccini, ma difficile che le cose cambino. —


 

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