Il Ferrarese galoppa verso lo Scenario 3: potenziati i servizi con i privati e l’Ado

Più posti letto e screening: obiettivo evitare il lockdown sanitario. Crescita esponenziale dell’indice di rischio: tra due settimane sarà 2,4 

FERRARA. Il virus corre sempre più veloce e anche il Ferrarese sta entrando a grandi passi nello Scenario 3 dell’emergenza. Un’epidemia sempre più difficile da tracciare, con un aumento dei casi sintomatici, e dunque dei pazienti più gravi. Questo l’orizzonte, neanche tanto lontano, che le dirigenti di Asl e Sant’Anna Monica Calamai e Paola Bardasi hanno illustrato ieri alla Conferenza Sociosanitaria Territoriale.

Indice di rischio in salita


L’evoluzione esponenziale di tutti i “marcatori” dell’epidemia ha indotto a rivedere e potenziare il piano per affrontare l’emergenza. Lo dicono i dati: oggi l’indice di rischio (che misura la velocità di diffusione del virus) nel Ferrarese è 1,9 e di questo passo (in 24 ore è cresciuto dello 0,3) in due settimane arriverà a 2,4, così come l’andamento galoppante dei ricoveri ha portato ad adottare misure ulteriori per preservare il mantenimento dell’attività ordinaria sempre più assediata dall’emergenza. «Siamo tra le poche realtà che sono riuscite a mantenere i servizi ordinari, ma per poter continuare a farlo dobbiamo rivedere alcune cose», ha messo in chiaro Calamai.

Un accordo con i privati accreditati ha permesso di ricavare 22 posti letto a supporto degli ospedali provinciali per accogliere pazienti acuti Covid free: 10 alla Salus (già dal 22 ottobre) e 12 alla Quisisana (dal 28 ottobre). Oggi inoltre arriveranno all’ospedale del Delta 10 monitor per altrettante postazioni di Terapia semintensiva, che saranno montati la prossima settimana, a cui si affiancherà un adeguamento strutturale per il filtraggio dell’aria.

Torna inoltre in campo l’Ado, che nella struttura sociosanitaria di via Kramer da mercoledì accoglierà pazienti Covid fragili o in dimissione (10 posti subito, per arrivare a un massimo di 40), per evitare di intaccare gli Ospedali di Comunità, Comacchio compreso. Sarà rafforzata poi l’attività delle Usca, estesa sulle 12 ore e, a Ferrara e Comacchio, sette giorni su sette.

Anche i tamponi, nel frattempo, sono cresciti in modo esponenziale, toccando picchi di 1.400 al giorno. Nel solo mese di ottobre sono state effettuate 8.909 indagini epidemiologiche individuando 909 positivi, di cui 150 nelle scuole. E proprio per rafforzare l’attività di tracciamento entrerà in servizio al drive through di San Rocco una squadra di sanitari dell’Esercito inviati dal ministero della Difesa e altri 9 sanitari della Protezione Civile a disposizione dell’Asl.

Sempre sul fronte dello screening, ci sono i tamponi rapidi acquistati dalla regione Emilia Romagna e distribuiti alle aziende sanitarie per i medici di famiglia: «Vorremmo giocarci la partita già la prossima settimana - ha annunciato Calamai - ma ragionando sulla realizzazione di strutture adeguate, perché fare i tamponi negli ambulatori dei medici di base non è fattibile. Pensiamo a tende riscaldate con le sale di attesa».

Lo Scenario 3

Gli ospedali intanto si preparano per lo Scenario “rosso”, il più preoccupante tra quelli illustrati alla Conferenza del 14 ottobre, quando il Ferrarese poteva ancora collocarsi nello Scenario 1. Questo significherà, per il Santissima Annunziata di Cento, arrivare fino a 90 posti in degenza ordinaria (oggi sono 59), più altri 4 in Terapia Intensiva e 6 semintensivi; mentre al Delta di Lagosanto i posti di degenza ordinaria saliranno a 88, a cui aggiungere 10 intensivi e 14 Semintensivi. E poi c’è Cona dove - ha spiegato Bardasi - proprio ieri è stata aperta la seconda Terapia Intensiva (gli 8 posti della prima Unità sono tutti occupati) e aggiunti ulteriori 24 posti di degenza ordinaria. Altri due letti di Terapia Intensiva, ma per pazienti non Covid, sono stati autorizzati dalla Regione.

In vista, ha annunciato poi la dirigente del S.Anna, un probabile giro di vite sull’ingresso dei visitatori negli ospedali. Diverso l’approccio della dirigente Asl, secondo cui i visitatori sono sottoposti ad adeguati controlli, e non è il momento di esarcerbare gli animi dei familiari. Anche perché le positività degli operatori, ha detto, vanno cercate nei comportamenti non congrui al di fuori delle strutture sanitarie». —

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