Ferrara ha perso 1 miliardo: «Intere filiere da aiutare»

Lettera degli imprenditori al Prefetto: estendere i contributi, attenzione all’usura. Sollecitato l’impiego di bus turistici nel trasporto studenti: decine a disposizione 

FERRARA. Il Pil ferrarese pagherà nel 2020 circa 1 miliardo di euro, oltre il 10%, alla crisi, e la Camera di commercio, priva dei suoi organi decisionali e pure del commissario governativo, non può fare nulla per aiutare le piccole e medie imprese. Per questo tutte le associazioni della provincia si sono riunite nel Tavolo dell’imprenditoria per produrre un documento con le richieste minime «per garantire la sopravvivenza» in particolare delle aziende colpite degli ultimi stop, ristoranti e palestre ma anche l’intera filiera che va dall’agricoltura ai trasporti e alla distribuzione. Con una forte sollecitazione ad usare i bus privati contro gli assembramenti.

Platea allargata


Sì, perché quanto emerge dalla levata di scudi associativa è che le nuove restrizioni «avranno un impatto grave su migliaia di attività, già logorate dalla crisi innescata dalla pandemia e questo potrebbe aprire un problema sociale di difficile quantificazione, con risvolti preoccupanti e l’incrementarsi di fenomeno negativi come il ricorso all’usura», si legge nella lettera indirizzata al Prefetto e firmata da Ascom, Cia, Coldiretti, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Confcooperativa, Confindustria Emilia Centro, Confagricoltura e Legacoop Estense. La quantificazione delle imprese danneggiate non è semplice, ma va ben oltre il perimetro indicato espressamente dal Dpcm, «lo stop delle attività serali di ristorazione determinerà inevitabilmente una drastica riduzione degli acquisti di prodotti agricoli, di tutta la filiera agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura che alimentano tale catena», compresa anche l’industria di trasformazione e le aziende agrituristiche. Ci sono anche quelle dei servizi, dalle lavanderie industriali alla logistica, «un pasticcere che non vende le proprie torte non compra la farina, non muove furgoni ecc.» esemplifica Paolo Cirelli (Confartigianato). Molti di questi imprenditori, annota Alessandro Osti (Confesercenti), «non hanno diritto a ristori, pur essendo danneggiati».

Danni e beffa per i trasporti privati, «con gite scolastiche e turismo fermo ci sarebbero diverse decine di bus utilizzabili per il trasporto scolastico, che però restano fermi con le superiori in Dad» annota Diego Benatti (Cna). E va considerato, ha ammonito Gianluigi Zaina, vicepresidente Confindustria Emilia Centro, che «siamo solo all’inizio di una crisi epocale».

Le richieste

La lettera, «un esempio di coesione che va trasferito nella futura Camera di commercio», si è augurato Giulio Felloni (Ascom), oltre a sostenere le richieste regionali di irrobustimento degli aiuti, consegna al Prefetto un decalogo tutto ferrarese. Ci sono richieste specifiche per il governo, come ristorni di liquidità connessi ai mancati incassi, proroga dei mutui, crediti d’imposta e blocco degli sfratti, favorire la flessibilità del lavoro e la proroga di tutti gli ammortizzatori sociali, estendere gli aiuti tra le categorie e, temporalmente, per il 2021. «Rifinanziare il Fondo per la ristorazione» si è raccomandato Paolo Cavalcoli (Confagricoltura).

Vengono poi coinvolti i Comuni, invitati ad abbattere le tasse locali ed in particolare quella dei fiuti (si richiede peraltro un fondo nazionale) e a prorogare l’esonero del pagamento della Cosap. La Cna, in specifico, ha chiesto al Comune di Ferrara di ampliare i suoi contributi a fondo perduto alle imprese fino a 20 dipendenti, pizzerie al taglio, rosticcerie o paninerie, allestimento di stand fieristici e creazione artistica». —

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