Niente raccolte fondi né ristori: «Volontariato ferrarese a terra»

Sono trecento le associazioni che svolgono attività sociale e sono rimaste senza introiti. Bertolasi (Csv): non ci si può ricordare di noi solo nelle emergenze, speriamo nella Regione 

FERRARA. Niente sagre di paese, tombole o piccoli spettacoli di paese. Ma nemmeno raccolte fondi in presenza e vendite di beneficenza. Il Dpcm Conte, in sostanza, ha praticamente azzerato l’attività e di conseguenza gli introiti di un intero universo di associazioni che va generalmente racchiuso sotto l’ombrello del volontariato, che nel primo lockdown aveva svolto un ruolo importante di sostegno ai cittadini più colpiti (gli anziani fermi a casa, ad esempio) e che oggi si è visto escluso dalle forme di ristoro previste dal governo. Con la differenza, anche in questo caso, tra le associazioni più strutturate, che almeno possono contare sull’anticipo del 5 per mille, e le piccole realtà di paese o di quartiere. «Le dimenticanze si stanno facendo frequenti, non ci può ricordare di noi solo quando ci sono le emergenze» annota con amarezza Chiara Bertolasi, rappresentante del Centro servizi volontariato, che conta quanto meno nell’aiuto della Regione.

Quadro fosco


Sono circa 300 le associazioni che fanno riferimento al volontariato e al terzo settore, in provincia di Ferrara, un panorama quantomai variegato perché comprende anche realtà come le coop sociali, che possono ad esempio utilizzare gli ammortizzatori sociali per attutire gli effetti di questa seconda ondata; allo stesso modo possono agire le associazioni dotate di personale dipendenti. «Ma pensiamo ai piccoli circoli di paese, che hanno un ruolo fondamentale nel tenere insieme le comunità, o agli stessi centri sociali, che sono stati privati di ogni attività senza ottenere alcun beneficio in cambio - sottolinea Bertolasi, visto che solo chi è dotato di partita Iva accede ai ristori - Devono essere messi in condizioni di resistere, perché non possono contare nemmeno sul 5 per mille, che effettivamente è stato anticipato».

Un discorso a parte si potrebbe fare per le società sportive dilettantistiche, legate alle quote annuali o quadrimestrali degli iscritti per attività in gran parte cancellate o rinviate, e che pure non possono più contare su attività alternative del piccolo volontariato di quartiere o di paese.

Il caso Auser

La situazione dell’Auser Ferrara è invece rappresentativa di come stanno vivendo l’emergenza le realtà di volontariato più strutturate. Anche l’associazione di autogestione servizi sta subendo i colpi del coronavirus, visto che di 2.300 soci dei quali 1.000 volontari attivi di fine dicembre 2019 oggi «sono in calo significativo, a causa della riduzione delle attività» spiega il presidente Sandro Guizzardi. Pur soffrendo dei mancati ristori, l’Auser ha potuto contare da una parte sul provvedimento della Regione che stanziato fondi per ridurre gli interessi su prestiti bancari, e dall’altra sull’anticipo del 5 per mille, che nel Ferrarese vale 35mila euro l’anno. «Proprio ieri - testimonia Guizzardi - abbiamo ricevuto la trance 2019, e giugno ci sono arrivati i fondi 2018: un bell’aiuto, considerato che normalmente i versamenti avvengono con due-tre anni di ritardo». Questi fondi sono destinati al progetto Filo d’Argento, cioè l’accompagnamento di anziani, dai 64 anni in su, a far la spesa, appuntamenti sanitari e altre necessità, svolte con le auto dell’associazione: solo l’anno scorso sono stati contabilizzati 798 accompagnamenti per 21 milioni di chilometri coperti.

L’altra faccia della medaglia è l’azzeramento dell’attività dei circoli di promozione sociale, già chiusi per 94 giorni in primavera e ora di nuovo con il lucchetto alla porta. «Ne abbiamo 6 in provincia, con alcune eccellenze come a Lagosanto che ha ottenuto, unico caso in Emilia Romagna, la certificazione di università del tempo libero per i suoi corsi sull’utilizzo dello smartphone» racconta il presidente Auser.

Resta invece attiva la presenza in mostre e biblioteche.

Aiuto regionale?

Giovedì si è svolta la conferenza emiliano-romagnola del Terzo settore ed è salito, pressante, l’appello alla Regione per colmare i vuoti lasciati dai decreti governativi. «Il nostro mondo è in estrema difficoltà, ci stiamo facendo sentire a tutti i livelli istituzionali ma ora c’è bisogno di qualche risposta» è la chiusura di Bertolasi. —

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