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Formignana, ha un malore ed esce di strada: fatale il secondo infarto

Sergio Pariali, 49 anni, è morto nelle mani dei soccorritori: inutile la rianimazione. Stava andando da Portomaggiore alla Berco, la sua Bmw ha chiamato aiuto

PORTOMAGGIORE. È morto nelle mani dei soccorritori del 118, i sanitari che hanno fatto di tutto per rianimarlo, restituirlo alla vita e ai suoi affetti. Ma tutto è stato inutile. Eppure erano lì quando Sergio Pariali, 49 anni, ha avuto il secondo attacco cardiaco, quello che poi gli è risultato fatale. Ma non c’è stato nulla da fare: tutte le manovre che si eseguono in questi casi, utilizzo del defibrillatore incluso, si sono rivelate inutili.

SULLA STRADA DEL LAVORO

Il dramma si è consumato questa mattina (4 novembre), sulla strada che da Portomaggiore porta a Copparo, quella “bassa” che attraversa Dogato, Medelana, lambisce Tresigallo e poi passa per Formignana, prima di entrare a Gradizza e quindi raggiungere il Comune più grande. Pariali stava andando al lavoro, alla Berco: non erano ancora le 8 quando un malore gli ha fatto perdere il controllo dell’auto, quindi l’uscita di strada e la fine della corsa in un campo brullo. La Bmw 319 station wagon di Pariali è dotata i quell’optional che, in casi d’incidente, telefona immediatamente ai soccorritori.

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«HO AVUTO UN INCIDENTE»

Ed era proprio con loro che parlava al telefono quando un collega, anche lui sulla strada del lavoro, si è fermato a sincerarsi delle sue condizioni: «Sergio tutto a posto? Sì, avvisa al lavoro che ho avuto un incidente, poi li chiamo...», lo scambio di battute. Dopo qualche minuto, però, ecco sopraggiungere il secondo attacco. Ambulanza e auto con medico soccorritore, già allertati, sono arrivati in quei momenti e i sanitari si sono prodigati immediatamente per fargli superare la crisi cardiaca: ogni manovra, però, si è rivelata vana e alla fine non è rimasto altro che constatare il decesso.

IL NULLA OSTA

Sul posto, nel frattempo, è arrivata anche una pattuglia dei carabinieri, che si è occupata dei rilievi di legge e della viabilità, oltre che di avvertire il magistrato di turno: non essendoci dubbi sulla dinamica dei fatti e sulle cause naturali del decesso, da lì a poco è arrivato poi il via libera dalla procura della Repubblica per restituire la salma alla famiglia, che ora potrà quindi organizzare le esequie.

LA VITTIMA

Ma chi era Sergio Pariali? Chiunque lo conoscesse, ieri ne parlava come di un ragazzo d’oro e le testimonianze dei suoi più cari amici lo confermano. Certo, non si può dire che Pariali fosse stato fortunato per certi importanti versi, ma questo pare non fosse il suo cruccio, almeno a questo punto della sua vita. Sta di fatto che, appena 18enne, a seguito di un incidente stradale Pariali perse l’uso delle gambe.

Era l’estate del 1990, allora Pariali lavorava all’Eurotend, da Brina, in via Venezuela. Prese in prestito la moto da suo cugino, per andare al mare, ma a Maiero, dopo la Corte Sant’Antonio, sbagliò una curva e rimase paralizzato. Lo aiutò molto Renzo Romagnoli, il primo a rimanere paralizzato a seguito di un incidente a Portomaggiore in quegli anni, perché a vent’anni finire su una carrozzina non è facile. E naturalmente la sua famiglia, con suo fratello minore Alessandro che ancora era forse la persona a lui più vicina, anche fisicamente, abitando alla porta accanto. A piangerlo ci sono rimaste anche la mamma, mentre il papà è mancato l’anno scorso, e la sua compagna Simona con le figlie. —

Sergio Armanino

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